Il miglior ordine, per i libri, non può che essere plurale, almeno altrettanto quanto la persona che usa quei libri. Non solo, ma deve essere allo stesso tempo sincronico e diacronico: geologico (per strati successivi), storico (per fasi, incapricciamenti), fisiologico (connesso all’uso quotidiano in un certo momento), macchinale (alfabetico, linguistico, tematico). È chiaro che la giustapposizione di questi criteri tende a creare un ordine a chiazze, molto vicino al caos
(Roberto Calasso)
Pochi scrittori di area germanica del ventesimo secolo si presentano così lucidi e profondi nell’analizzare la società e la cultura tedesca del dopoguerra come Winfried Georg Sebald.
Gimpel l’idiota è una raccolta di racconti di Isaac Bashevis Singer, pubblicata originariamente negli Stati Uniti nel 1957: rappresenta una pietra miliare della letteratura yiddish
Debutta il giovedì un nuovo appuntamento sui classici. Si comincia con Manzoni: Ascoli aveva ragione sulla lingua, ma I Promessi Sposi restano un romanzo da leggere per intero.
E' raro imbattersi in storie di eresia ebraica: nessun personaggio più di Jakub, sedicente messia, può essere più significativo per spiegare lo scisma religioso consumatosi in Polonia.
La nuova Russia è un reportage giornalistico che Israel J. Singer redige come inviato del quotidiano ebreo-socialista (yiddish) Forverts di New York, raccontando e mettendo nero su bianco le contraddizioni e le opportunità del nuovo Paese
Labatut scrive una storia a più voci affascinante e inquietante, ricostruita a più voci, che ci lascia un monito: “il pericolo non sta nella natura particolarmente distruttiva di una specifica invenzione. Il pericolo è intrinseco. Per il progresso non c’è cura”.
Un esperimento letterario che esplora e rivela il potere creativo dei paradossi dell’incontro tra gli opposti e della mescolanza tra le diversità, collocandosi in quella sfocata zona d’ombra che divide realtà e immaginazione
Un libretto ben riuscito, narrativamente parlando anche banale, ma di quella “banalità del bene” che aiuta a capire quanto dobbiamo ancora capire dell’essere umano in un mondo a volte subumano.
Con questo romanzo, congeniale al suo stile di scrittura e di narrazione, Andrea Tarabbia esplora l’abisso della pietà umana fornendoci l’ennesimo esempio di come la storia, anche la più atroce, può diventare un racconto.
Rayuela eleva il grado di complessità narrativa ad un livello superiore, recuperando lo stream of consciousness di inizio secolo, ma inserendolo in una struttura di romanzo aperto, della cosiddetta letteratura potenziale dell’Oulipo parigino.
Un quadro impietoso di un Paese segnato da ingiustizie e confini di sangue. Scritto con uno stile al limite del romanzo noir, è invece un affresco realista che spinge il lettore in un inferno di dolore.
Il lettore attraversa le pagine per poter conoscere quanto si svolgerà in quella successiva, desideroso di ricostruire, con Anna, la storia di un personaggio ma anche di saperne di più della storia oscura dell’Italia fra il 1943 ed il 1945, ma anche dal dopoguerra ad oggi.
Darnton traccia un circuito socio-culturale che si riverbera in opposizione alla cultura conservativa parigina e si rifrange in alcuni centri di provincia (Lione e Rouen) per arrivare in Svizzera (Neuchâtel e Ginevra) e Olanda (Maastricht e Amsterdam), per ritornare con tutta la sua carica rivoluzionaria fino alla capitale francese.
Un Dostoevskij inedito. Il testo è un unicum per la sua natura oscillante fra l’umoristico ed il pamphlet: per questo merita una lettura attenta, in dissonanza con l’argomento solo apparentemente leggero.
Dondi evidenzia la tensione etica tra il dovere di informare del giornalista e la leale militanza in un partito che stava per essere scosso dalla fine del Secolo Breve, che doveva portare di necessità il PCI fuori dall’alveo del comunismo sovietico.
Non è un libro di troppo, non è un libro inutile: è un libro che, nonostante le date con cui sono bollinate molte dichiarazioni, è di tremenda attualità.
Westerman ci aiuta a rovesciare la percezione del rapporto uomo-natura, facendo dell’uomo non il predatore o il conquistatore, ma soltanto uno dei tanti abitanti di un mondo che è, sulla carta, abbastanza grande per permettere la convivenza di tutti.
Il romanzo di Ruggero D’Alessandro, breve, intenso, crudo, è di notevole attualità perché scava fino alle radici dei contrasti fra la Russia e l’Ucraìna: non c’è leggerezza nel racconto, anche quando esita ed insiste fra i pensieri dei due poliziotti che mostrano fin da subito una forte attrazione fisica ed una forte affinità di pensiero.
Herzen scrive un romanzo classista, che denuncia l’idea diffusa e generale di ingiustizia che permea la società russa, divisa fra ricchi aristocratici e militari, pigri e molli, e poveri disperati che cercano di affrancarsi da una vita di stenti.
Con uno stile ironico ed acuto, Edmonds riesce a mettere sul piatto le difficoltà che sono dietro ad una scelta e dietro all’altra possibilità, diametralmente opposta, evitando con cura di insinuare un giudizio morale.
Il popolo delle scimmie è la metafora letteraria usata in uno scritto su “L’Ordine Nuovo” apparso in prossimità della fondazione del partito comunista (2 gennaio 1921) e presa da Il libro della giungla, con la quale Gramsci apostrofa la “piccola borghesia” confusa
Il libro di Ruggiero riesce a tenere insieme in modo convincente tensione narrativa, profondità storica e riflessione morale dando forma ad un thriller psicologico con qualche ambizione filosofica. In fondo ha ragione Garry Kasparov: “Gli scacchi sono una tortura della mente!”.
Maaza Mengiste, scrittrice etiope nata nel 1971, conosce molto bene la brutalità del regime di Hailé Selassié, il periodo del Terrore Rosso e le forti repressioni avvenute dopo la deposizione dell’imperatore
Rivisitare la figura di Pier Paolo Pasolini, ultimo vero intellettuale militante, vittima della sua stessa ortodossia, persona controversa che ha attraversato il cuore del XX secolo, è un’operazione importante e necessaria.
Piglia, di certo fra gli scrittori ed intellettuali più importanti del Novecento argentino e sudamericano, per suo stessa ammissione compila questo capitolo di una “storia del lettore” ripercorrendo il suo personale universo letterario di riferimento, senza pretesa di esaustività, ma anche senza eccedere nella dimensione didascalica.
Più che un romanzo breve, Le ultime lezioni di Giovanni Montanaro è un romanzo veloce: nel breve spazio di 170 pagine circa il protagonista rivive tutte le tensioni che segnano il passaggio dall’adolescenza alla prima parte della vita da adulti.
Il romanzo di esordio di Karina Sainz Borgo è un pugno allo stomaco: non c’è affetto, non c’è speranza, non c’è indulgenza. La storia scivola vorticosamente nel baratro della perdita di tutto, dalla famiglia alla propria identità, in un continuo scontro fra opposti, fra vittime e carnefici.
Il saggio è dedicato alla ricostruzione dei fatti, partendo da quei dettagli che -a parere di Biscotti- sono rimasti inesplorati proprio perché in tutte quelle vicende risultano più importanti le persone delle cose
Il centro del volumetto Il soldato e il professore vi sono due interrogatori: quelli condotti dal tenente colonnello Hélio Ibiapina Lima nei confronti di Paulo Freire (1921–1997) nell’estate e nell’autunno del 1964, nei mesi successivi al golpe militare che aveva rovesciato il presidente João Goulart e inaugurato due decenni di dittatura in Brasile.
Luciano Mecacci ricostruisce un intricato labirinto di potere, scienza, occultismo, telepatia, massoneria che sembrano percorrere carsicamente gli anni del “terrore staliniano”
Il romanzo di Guez attraversa con sapienza le relazioni politiche fra popoli così vicini eppure distanti, con la stessa sensibilità, intelligenza e acume con cui ci restituisce il ritratto di una donna protagonista del suo tempo, di cui fino ad oggi erano state sottovalutate le capacità e il valore.
Non c’è nulla di peggio di un gruppo dirigente politico impreparato: ecco qual è il “quinto rischio”, quello di ignorare o peggio ancora minimizzare i problemi di un sistema, di credere di avere tutto sotto controllo, quando invece non si ha nulla sotto controllo se non una piccola pregiudizievole parte del sistema stesso.
Solo affrontando i propri demoni e distaccandosi dalle dinamiche tossiche del passato e del presente si può accettare anche la solitudine come prezzo per la propria integrità.
Lea Ypi, scrittrice e filosofa di origine albanese, formatasi anche in Italia, ma oggi attiva in Inghilterra dove insegna alla London School of Economics, affronta in un breve pamphlet un tema spinoso come quello della migrazione proponendo una nuova chiave di lettura e conseguente prospettiva di soluzione, cioè quella di abbandonare concetti come la solidarietà paternalistica e l’inclusione multiculturale, per ricomprendere il fenomeno all’interno di un più ampio conflitto di classe.
Scritto in modo semplice e penetrante, è un libro che mescola dati e pronostici, stime e pareri discordanti, aprendo un fronte di analisi che diventerà sempre più attuale e determinante.
Kuznecov ci racconta tutti i particolari di quella negazione dell’uomo, la freddezza e l’insofferenza delle squadre tedesche costrette a lavorare a ritmi serrati per portare a termine gli ordini per quell’orrore; ma anche la paura e l’umiliazione degli uomini, denudati e svestiti della loro dignità, divenuti oramai cose.
Mentre il mondo era in festa, oltre il confine carsico stava andando in onda il dramma di un popolo: la Jugoslavia era già una bomba pronta ad esplodere
La sintesi è nell’immagine di Fenia Xenopoulou e Kai-Uwe Frigge, della Direzione generale per il Commercio, finiti a letto insieme per interesse e voglia di non essere soli: “Lui simulò il desiderio, lei l’orgasmo. Un’alchimia perfetta”.
Maurensig riesce a restituirci il contorno e l’anima di un idiot savant in una stessa pagina, mescolando disegno d’insieme con percezione del soggetto.
Per la sua particolare personalità e per le sue ossessioni, Morphy è stato un prodromo dello stereotipo che vuole gli scacchisti utili come soggetti da psicoanalizzare
Serhii Plokly, professore di storia ucraina e direttore dell’Istituto di ricerca all’Università di Harvard, la stessa di J. F. K., fornisce una ricostruzione minuziosa e radicalmente nuova della crisi dei missili del 1962 a Cuba, utilizzando dossier finora secretati
Libro essenziale, spaccato di cronaca, in cui la macrostoria si intreccia con le microstorie, e che per questo non poteva non trovare la sua ambientazione ideale se non in un hotel, luogo di passaggio e di conoscenze superficiali, ma anche di confessioni