In un’anonima casa di Flores, quartiere residenziale di Buenos Aires, Russell, un fotografo, ha riprodotto con un plastico ogni palazzo, ogni via, ogni angolo del suo quartiere. Non solo la riproduzione è davvero realistica, ma Russell crede che la città reale dipenda dal suo plastico: per questo in molti ritengono che egli sia pazzo. Così è anche l’arte, un modello ridotto della realtà.
E così vuole pensare anche Russell. Analogamente, la lettura è per questo un’arte della riproduzione, che deriva da una percezione soggettiva che si proiettar su un piano più globale, universale, oggettivo: ma è chiaro anche che quel piano risente dell’interpretazione del lettore, che, attraverso la sua azione più o meno consapevole, può modificarne l’aspetto e le intenzioni. Nel plastico di Russell, come in qualunque tipo di opera letteraria. Ancora una volta la vita sta nella tensione fra realtà e finzione, ma soprattutto sta negli atteggiamenti, nelle azioni, nei piccoli e grandi proponimenti con cui di volta in volta decidiamo di stare in quella stessa realtà e di modificarla, di ricostruirla intorno alle nostre azioni. Senza porci troppe domande se sia reale o meno.
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