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Piglia, di certo fra gli scrittori ed intellettuali più importanti del Novecento argentino e sudamericano, per suo stessa ammissione compila questo capitolo di una “storia del lettore” ripercorrendo il suo personale universo letterario di riferimento, senza pretesa di esaustività, ma anche senza eccedere nella dimensione didascalica.

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In un’anonima casa di Flores, quartiere residenziale di Buenos Aires, Russell, un fotografo, ha riprodotto con un plastico ogni palazzo, ogni via, ogni angolo del suo quartiere. Non solo la riproduzione è davvero realistica, ma Russell crede che la città reale dipenda dal suo plastico: per questo in molti ritengono che egli sia pazzo. Così è anche l’arte, un modello ridotto della realtà.

E così vuole pensare anche Russell. Analogamente, la lettura è per questo un’arte della riproduzione, che deriva da una percezione soggettiva che si proiettar su un piano più globale, universale, oggettivo: ma è chiaro anche che quel piano risente dell’interpretazione del lettore, che, attraverso la sua azione più o meno consapevole, può modificarne l’aspetto e le intenzioni. Nel plastico di Russell, come in qualunque tipo di opera letteraria. Ancora una volta la vita sta nella tensione fra realtà e finzione, ma soprattutto sta negli atteggiamenti, nelle azioni, nei piccoli e grandi proponimenti con cui di volta in volta decidiamo di stare in quella stessa realtà e di modificarla, di ricostruirla intorno alle nostre azioni. Senza porci troppe domande se sia reale o meno.


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