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Mentre il mondo era in festa, oltre il confine carsico stava andando in onda il dramma di un popolo: la Jugoslavia era già una bomba pronta ad esplodere

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Il 30 giugno 1990 non è soltanto il giorno in cui Faruk Hadžibegić, capitano della nazionale di calcio della Jugoslavia, sbaglia il rigore decisivo contro l’Argentina ai quarti di finale dei Mondiali, ma anche la fine di quel sogno multietnico che era la grande nazione dei Balcani.

La squadra jugoslava è un melting pot di veri virtuosi del pallone (Savicevic, Prosinecki, Boksic, Susic, Suker, Stojkovic), di gente diversa per tradizioni, cultura, idee politiche e religiose: tutti artisti sul rettangolo di gioco, capaci di giocarsi un mondiale complicato contro l’Argentina di Diego Armando Maradona, con la quale perdono ma solo ai calci di rigore… maledettissimo rigore! Dopo un pomeriggio caldissimo, il pallone pesa, pesano i pensieri dei litigi negli spogliatoi segnati dallo scambio di idee, per molti versi nuovo, fra uomini abituati a stare insieme e oggi costretti a dividersi. E tocca proprio al capitano Faruk calciare quel pallone che avrebbe permesso di estromettere i campioni in carica. Anni dopo Faruk si è costruito una nuova vita in Francia, dove ha chiuso la sua carriera di calciatore e iniziato quella di allenatore trascorrendo i suoi giorni con il dubbio che quel maledetto rigore, che ha segnato la fine dei sogni mondiali dei Plavi, ha di fatto segnato anche il destino della nazione jugoslava.


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