Da quando la precettrice è andata via, il generale Negrov, ormai ritiratosi in campagna, si è imposto di trovare un nuovo insegnante per il figlio Miša: una buona educazione, impartita per bene, è indispensabile per un giovane rampollo della buona società russa.
Per questo ripone molte aspettative nel candidato Dmitrij Kruciferskij, ragazzotto chiamato da Pietroburgo, su segnalazione di un suo fidato amico. Serve un’educazione che non abbia al centro la noiosa grammatica e l’inutile latino, ma che sia funzionale ad un ragazzo di buona famiglia che deve intraprendere la vita pubblica, magari quella di funzionario statale, come il padre, che ha servito a lungo lo zar, prima di ritirarsi. Kruciferskij è perplesso, tutto sembra immobile, noioso e a tratti immorale: i genitori vivono di ozio e inutili facezie, sembrano sempre indaffarati in chissà quali riflessioni, quando invece sono assorti soltanto nella vuota contemplazione della loro posizione ed in trame di potere che lui ignora. Tuttavia ha bisogno di lavorare. E poi c’è Ljubon’ka, sorellastra di Miša, figlia di una precedente scappatella del generale, ma poi innalzata al rango di figlia. Kruciferskij è attratto dalla giovane donna, che come lui soffre le ristrettezze di quei rapporti finti e convenzionali, ipocriti e abitudinari. Solo il pensiero di poterle confidare il suo amore lo induce, dopo una notte trascorsa a dormire sull’erba dell’immenso podere di Negrov, a tornare indietro sui suoi passi per stare vicino a quell’anima candida.
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