Malik Mir Sultan Khan prende il suo nome in omaggio al sultano Sir Uman Khan, presso il quale presta servizio fin da bambino. Il principe decide di portare con sé Malik per educarlo alla disciplina degli scacchi dopo essere stato sconfitto dal ragazzino nel gioco del chaturanga.
Sir Uman fa in modo che Malik possa apprendere tutte le regole e le strategie degli scacchi in modo da poterlo portare in Inghilterra a sfidare i maggiori campioni dell’epoca. Il passaggio dal chaturanga al nuovo gioco è lento e a tratti incomprensibile per Malik, ma soprattutto lo sono le sfide alle quali il ragazzino, sprofondato in abiti occidentali, ma sempre fasciato dal tradizionale turbante, è costretto per soddisfare il desiderio di rivincita di Sir Uman che intende, attraverso il ragazzino, ridicolizzare la società inglese. Il povero Malik, che forse sperava in un riscatto sociale, soffre la sua condizione di idiot savant, sempre in difficoltà con la lingua inglese, sempre in difficoltà perché in ambienti che non gli appartengono, non gli corrispondono. Malik viene dalla povertà di un villagio del Punjab, dove svolgeva il compito di carnac, guardiano di elefanti, e si trova a vincere, nel disprezzo di adulti col sigaro che storcono il naso alle sue mosse e lo prendono in giro per la sua aria sempre assente, per ben due volte il titolo del British Chess Championship. Quando la seconda guerra mondiale è ormai al culmine, Sir Uman Khan lascia Malik in Inghilterra, a prestare servizio presso Lord Clearwater: altro padrone, altra servitù. Gli scacchi sono abbandonati, ma partecipa alle simulazioni di guerra che si tengono nella tenuta di Florence Hall dove i “Maestri della Guerra” ricostruiscono il fronte di battaglia e provano ad immaginare eventuali sviluppi del conflitto. Malik è chiamato per mettere alla prova le sue doti di “indovino” e prevedere dove e come evolverà lo scontro. Terminato il conflitto mondiale, Malik si rifugia negli Stati Uniti; dopo aver svolto diversi mestieri saltuari, è assunto da una miliardaria, Mrs Abbott, di cui diventa accompagnatore e confidente. Nasce un legame forte di reciproco aiuto: Malik inizia qui la sua seconda vita, ancora senza gli scacchi, una vita dedicata alla persona, la sua e quella della stravagante Maharani che gli insegna finalmente l’inglese, l’arte, la musica, l’essenziale. Alla morte di Mrs Abbott, Malik eredita la casa e la Rolls-Royce che il giovane aveva guidato a lungo accompagnando la donna anziana lontano dalle ansie di tutti i giorni: ma adesso è tempo di sciacalli, di familiari sospettosi in cerca di eredità, di controlli fiscali. Malik rientra perciò in India, si sposa con una cugina giusto in tempo per lasciare a lei ed ai suoi figli il pezzo di terra che Sir Uman Khan gli aveva donato in segno di ringraziamento per la vita al suo servizio. Si ritira in una missione comboniana dove avrà tempo per ripensare alla sua vita e morire di tubercolosi accompagnato da due rimpianti: non aver avuto una vera famiglia con la donna a lui destinata e non essergli stato riconosciuto dalla Federazione Internazionale di Scacchi il titolo di Grande Maestro, nonostante fra il 1932 ed il 1933 abbia sconfitto anche Raul Capablanca, l’unico che si era accorto del suo genio.
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