In fondo Giovanni Giolitti è quanto di peggio l’Italia può avere in quel momento, perché ha la capacità, attraverso una serie di operazioni non sempre trasparenti, di trasformare un governo di questo o quel partito in un governo di opinione pubblica. Che alla fine significa trovare opportunisticamente l’appoggio di questo o quel gruppo di potere screditando il ruolo e la funzione del parlamento. In questo senso Giolitti è il più profondo nemico del parlamento, il più antiparlamentarista, perché evita scientificamente che il governo sia, di diritto o di fatto, un’espressione dell’assemblea nazionale. Giolitti rappresenta il Nord e l’industria del Nord, per questo si schiera contro i proprietari terrieri, al fianco di una nuova borghesia che mette al servizio dello Stato. Giolitti capisce che bisogna cedere e concedere a questo o a quello, ma “a tempo”: per questo non crea nulla, ma gestisce. È il più abile dei reazionari, l’uomo di punta di un’Italia antidemocratica.
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