Frank Westerman è un giornalista brillante, ma anche un saggista storico, ma anche un’ottima penna: i suoi libri, pubblicati in Italia da Iperborea, sono distillati enciclopedici, incursioni nella microstoria della Storia generale, con tutte le caratteristiche del metodo dell’Ecole des Annales. Al Festivaletteratura di Mantova 2025 è stato protagonista di ben due eventi. L’ho incontrato a margine della presentazione di uno dei suoi libri ed abbiamo intavolato una discussione piacevole sulle potenzialità dell’uomo e sul suo pervicace tentativo di primeggiare su tutto, anche sui suoi simili.
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Hai vissuto in Russia prima e dopo la caduta del Muro di Berlino e lo sfaldamento dell’URSS: qual è il livello di libertà oggi e quale è quello che c’era prima?
Non si può fare un vero e proprio paragone. Il vero cambiamento è avvenuto nel periodo immediatamente precedente alla elezione alla presidenza di Putin, quando era ancora Primo ministro. Lì cominciò il vero cambiamento. Ti faccio un esempio. Ero corrispondente a Mosca, una mattina ho ricevuto una telefonata di un certo Smirnov che mi ha detto: “Ho letto il tuo articolo bla bla bla, l’ho trovato molto interessante, ho visto che vuoi scrivere un articolo sul sindaco di Mosca, sai io lavoro per “Izvestia”, magari potremmo scriverlo insieme, dalla nostra collaborazione potremmo trarne un beneficio reciproco bla bla”. Risposi: “Ok, signor Smirnov, ma sono al momento molto occupato, perciò ti posso chiamare più tardi?”. Smirnov insistette che mi avrebbe chiamato lui. Terminata la telefonata, feci fare una verifica alla mia assistente che chiamò la redazione del giornale e … non esisteva nessun signor Smirnov! Era un primo segnale.
A proposito di propaganda e censura oggi, possiamo dire che l’era digitale, internet, i social oggi non ci consentono di avere una sola visione della storia, ma più visioni a volte confuse. È possibile arrivare un giorno ad un’unica verità?
Non credo che si arrivi mai a un punto di accordo su ciò che è accaduto nella storia. Dipende dai punti di vista. Per esempio ci sono questioni geopolitiche che riguardano il confine tra Norvegia e Russia, un tempo definito come Cortina di ferro, che in molti casi sono esemplari. Fisicamente non ci sono dei confini, ma i due mondi sono separati. È la storia di quarantuno renne che sono passate dalla Norvegia alla Russia, dopo il 2015: per farle tornare indietro al loro pastore sami (norvegese) la Russia ha chiesto 4 milioni di euro! Ma non c’è nessun confine. La Russia sta puntando molto su situazioni ambigue come questa per trarne vantaggio, come ha fatto con alcuni rifugiati siriani, che ha “invitato” ad andare in Norvegia, a patto che avessero attraversato la frontiera in bicicletta.
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