Luciano Mecacci ricostruisce un intricato labirinto di potere, scienza, occultismo, telepatia, massoneria che sembrano percorrere carsicamente gli anni del “terrore staliniano”

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Il 23 dicembre 1927 lo stimato scienziato, psicologo, psichiatra, fisiologo ben noto per i suoi studi sulla mente umana, Vladimir Michajlovič Bechterev, è invitato al Cremlino da Josif Stalin in persona: il presidente della URSS, da qualche settimana debole, vuoto, abulico, o forse è meglio dire il suo staff, vuole chiedergli un consulto per capire l’origine di questa sua spossatezza. Alcuni già parlano di una sorta di depressione.

Bechterev è da tempo noto come servitore della causa sovietica, essendosi esposto in passato durante i moti del 1905, avendo preso una chiara posizione antizarista, contro i pogrom e la caccia agli ebrei, avendo studiato e sostenuto la rivoluzione dell’ottobre 1917 e, soprattutto, avendo assistito negli ultimi anni della sua vita Vladimir Il’ič Ul’janov, Lenin, durante la sua lenta, inesorabile e misteriosa malattia dal 1923 al 1924, facendogli visita anche nella sua dacia di Gorki. Quindi si può dire che Bechterev fosse di casa nel Palazzo. Il colloquio con Stalin dura tre ore, dopo di che Bechterev si reca al Teatro Malyi per una serata in compagnia della moglie. Quella stessa sera, terminato lo spettacolo e dopo una rapida visita al museo del teatro, comincia ad accusare delle forti fitte all’addome: i medici convocati per assisterlo sembrano conviti che si tratti di una gastrite dovuta a qualche cibo avariato offerto probabilmente dal direttore del teatro in occasione di un rinfresco improvvisato. La situazione tuttavia peggiora, fino a capitolare il giorno dopo: Bechterev muore ufficialmente alle 23.45 della vigilia di Natale, in circostanze misteriose. Alcuni cominciano ad associare la sua morte alla professione medica: uscito dal Cremlino Bechterev annuncia ai suoi colleghi di aver appena visitato “un paranoico dal braccio atrofizzato”. Possibile che sia caduto vittima del Tiranno soltanto per un consulto medico? In effetti questa è la soluzione più semplice, ma anche la meno convincente.


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