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Un esperimento letterario che esplora e rivela il potere creativo dei paradossi dell’incontro tra gli opposti e della mescolanza tra le diversità, collocandosi in quella sfocata zona d’ombra che divide realtà e immaginazione

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Robert è impeccabile, una persona gentile, da molti ritenuto l’uomo più gentile sulla faccia della terra: fa il suo lavoro con scrupolo e non ha difficoltà ad aiutare i suoi compagni né i detenuti che deve sorvegliare. Sì, perché Robert è una guardia carceraria, tutti i giorni messo a dura prova dalla cattiveria degli uomini e dei suoi colleghi.

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Ma quella è una notte particolare, quello che sta per accadere alle 4.30 è qualcosa di poco frequente, ma comunque importante per un carcere. E proprio mentre nervosamente si appresta ad aspettare l’ora fatidica, sente che Jérôme sta facendo qualcosa nella sua cella, sente il rumore indistinto di lenzuola che si strappano. Che voglia scappare? Robert si avvicina e vede qualcosa di peggiore: Jérôme ha deciso di farla finita, ha le lenzuola legate attorno al collo ed è pronto a saltare dalla sedia. Non ha ancora spiccato il salto, così Robert prova a parlargli, a farlo ragionare, prova ad aiutarlo, come ha sempre fatto: gli ricorda di quando gli ha portato il primo libero e di come l’abbia aiutato a smettere di bere. Jérôme accenna una smorfia, i ricordi l’hanno convinto, ci ripensa. Proprio mentre Robert sta per entrare, viene fermato dal sovrintendente che, accompagnato dal medico e dal boia, lo ringrazia: il suo intervento ha impedito la realizzazione di un suicidio, fatto assai raro in quel carcere. Soprattutto ha impedito ad un criminale condannato a morte, prevista per le 4.30, di farsi beffe della giustizia. Robert abbassa il capo: a saperlo non avrebbe svenduto la dignità di un uomo salvandogli la vita per affidarlo alle cure del boia.


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