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La nuova Russia è un reportage giornalistico che Israel J. Singer redige come inviato del quotidiano ebreo-socialista (yiddish) Forverts di New York, raccontando e mettendo nero su bianco le contraddizioni e le opportunità del nuovo Paese

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Char’kov è il nome ucraino per Charkiv, la capitale dell’Ucraina, una regione che ospita centinaia di migliaia di persone di origini, lingue, religioni completamente differenti fra di loro e che fatica a vedere affermata una sua identità specifica in modo definitivo.

Il comunismo di Mosca sta provando a portare ordine e linearità, ma a volta sembra impossibile che possa esserci una visione comune fra quegli esseri umani. Il soldato russo con cui condivide il viaggio sembra quasi infastidito da quelle scritte in una lingua ormai passata, la lingua ucraìna: il futuro è nel comunismo russo, quello dei soviet, non certo nella leggerezza di quel popolo senza rigore e disciplina. Fin troppo scherzoso.

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Basti pensare che il giornale yiddish “Der Shtern” registrava un ottimo successo con migliaia di copie vendute e lette: trattava con acume e leggerezza, con freschezza e vivacità, faccende anche molto complicate, riusciva a rendere leggibili norme e documenti che il pesante burocratese del partito comunista faticava a divulgare e diffondere. Beh, da Mosca hanno preso male la notizia e per questo hanno di fatto imposto la sostituzione di “Der Shtern” con “Der Emes”, un giornale che finalmente riesce a rendere al meglio i logorroici ed inconcludenti documenti del partito. Il risultato è che oggi nessuno più si degna di leggere una riga e le vendite vanno malissimo. Tolto questo inconveniente, non si sta male nella grigia Char’kov: certo, un posto anonimo, lontano dalle luci e dall’aria frizzante di Minsk, ma pur sempre una città dove si lavora e si produce. Non fosse per quelle bande di bambini orfani ed affamati che ti assaliscono ogni volta che ti fermi in un caffè. Proprio un bel posto Char’kov.


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