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Mangialibri nasce nel dicembre 2005: inizialmente si tratta del blog personale del giornalista e copywriter David Frati, ma già da fine 2006 si apre alla preziosa collaborazione di altre persone, diventando un blog collettivo che oggi conta circa 80 collaboratori e che complessivamente negli anni ha coinvolto centinaia di persone. Il progetto sin da subito è quello di mettere su un grande magazine generalista dedicato al mondo dell’editoria. (Leggi qui) // Le mie recensioni su Mangialibri

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MANIAC, di Benjamin Labatut [Adelphi 2023]

Labatut scrive una storia a più voci affascinante e inquietante, ricostruita a più voci, che ci lascia un monito: “il pericolo non sta nella natura particolarmente distruttiva di una specifica invenzione. Il pericolo è intrinseco. Per il progresso non c’è cura”.

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Editori e pirati, di Robert Darnton [Adelphi 2023]

Darnton traccia un circuito socio-culturale che si riverbera in opposizione alla cultura conservativa parigina e si rifrange in alcuni centri di provincia (Lione e Rouen) per arrivare in Svizzera (Neuchâtel e Ginevra) e Olanda (Maastricht e Amsterdam), per ritornare con tutta la sua carica rivoluzionaria fino alla capitale francese.

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La terra del grano nero, di Ruggero D’Alessandro [Castelvecchi 2023]

Il romanzo di Ruggero D’Alessandro, breve, intenso, crudo, è di notevole attualità perché scava fino alle radici dei contrasti fra la Russia e l’Ucraìna: non c’è leggerezza nel racconto, anche quando esita ed insiste fra i pensieri dei due poliziotti che mostrano fin da subito una forte attrazione fisica ed una forte affinità di pensiero.

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L’ultimo lettore, di Ricardo Piglia [SUR 2023]

Piglia, di certo fra gli scrittori ed intellettuali più importanti del Novecento argentino e sudamericano, per suo stessa ammissione compila questo capitolo di una “storia del lettore” ripercorrendo il suo personale universo letterario di riferimento, senza pretesa di esaustività, ma anche senza eccedere nella dimensione didascalica.

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Notte a Caracas, di Karina Sainz Borgo [Einaudi 2019]

Il romanzo di esordio di Karina Sainz Borgo è un pugno allo stomaco: non c’è affetto, non c’è speranza, non c’è indulgenza. La storia scivola vorticosamente nel baratro della perdita di tutto, dalla famiglia alla propria identità, in un continuo scontro fra opposti, fra vittime e carnefici.

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Il soldato e il professore, di Joana Salem Vasconcelos [Bibliotheka 2026]

Il centro del volumetto Il soldato e il professore vi sono due interrogatori: quelli condotti dal tenente colonnello Hélio Ibiapina Lima nei confronti di Paulo Freire (1921–1997) nell’estate e nell’autunno del 1964, nei mesi successivi al golpe militare che aveva rovesciato il presidente João Goulart e inaugurato due decenni di dittatura in Brasile.

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Mesopotamia, di Olivier Guez [La nave di Teseo 2025]

Il romanzo di Guez attraversa con sapienza le relazioni politiche fra popoli così vicini eppure distanti, con la stessa sensibilità, intelligenza e acume con cui ci restituisce il ritratto di una donna protagonista del suo tempo, di cui fino ad oggi erano state sottovalutate le capacità e il valore.

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Il quinto rischio, di Michael Lewis [Einaudi 2019]

Non c’è nulla di peggio di un gruppo dirigente politico impreparato: ecco qual è il “quinto rischio”, quello di ignorare o peggio ancora minimizzare i problemi di un sistema, di credere di avere tutto sotto controllo, quando invece non si ha nulla sotto controllo se non una piccola pregiudizievole parte del sistema stesso.

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Confini di classe, di Lea Ypi [Feltrinelli 2025]

Lea Ypi, scrittrice e filosofa di origine albanese, formatasi anche in Italia, ma oggi attiva in Inghilterra dove insegna alla London School of Economics, affronta in un breve pamphlet un tema spinoso come quello della migrazione proponendo una nuova chiave di lettura e conseguente prospettiva di soluzione, cioè quella di abbandonare concetti come la solidarietà paternalistica e l’inclusione multiculturale, per ricomprendere il fenomeno all’interno di un più ampio conflitto di classe.

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Babij Jar, di Anatolij Kuznecov [Adelphi 2019]

Kuznecov ci racconta tutti i particolari di quella negazione dell’uomo, la freddezza e l’insofferenza delle squadre tedesche costrette a lavorare a ritmi serrati per portare a termine gli ordini per quell’orrore; ma anche la paura e l’umiliazione degli uomini, denudati e svestiti della loro dignità, divenuti oramai cose.

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