Mangialibri nasce nel dicembre 2005: inizialmente si tratta del blog personale del giornalista e copywriter David Frati, ma già da fine 2006 si apre alla preziosa collaborazione di altre persone, diventando un blog collettivo che oggi conta circa 80 collaboratori e che complessivamente negli anni ha coinvolto centinaia di persone. Il progetto sin da subito è quello di mettere su un grande magazine generalista dedicato al mondo dell’editoria. (Leggi qui) // Le mie recensioni su Mangialibri
Jennifer Radulovic è una storica con il vizio della divulgazione; utilizza i social per trattare temi complessi e lontani dalla nostra quotidianità: il medioevo.
Definitosi “servo della penna come della sirena”, Franzin dimostra che le mani che piallano e assemblano sono le medesime che possono forgiare versi d’intensa sensibilità.
Mario De Pizzo fornisce una “carta nautica” per navigare attraverso l’instabilità del ventunesimo secolo, anziché celebrare un semplice requiem per l’Occidente
Nobel ad Anne Carson: in Italia tredici titoli in otto marchi, tenuti in vita da piccoli editori come Utopia mentre il mercato già corre alle fascette.
Con La notte della Morava, Handke ha voluto fare i conti con il suo passato (madre di origine slovena), il suo presente e il suo futuro, la scrittura, le donne.
Il libro di Tarabbia ripercorre, romanzandola, la storia vera del Mostro di Rostov, Andrej Čicatilo, autore di cinquantasei omicidi, resi ancora più turpi dalle sevizie, le torture, le violenze: alcuni di quei corpi martoriati sono stati anche il suo pasto.
Pochi scrittori di area germanica del ventesimo secolo si presentano così lucidi e profondi nell’analizzare la società e la cultura tedesca del dopoguerra come Winfried Georg Sebald.
Gimpel l’idiota è una raccolta di racconti di Isaac Bashevis Singer, pubblicata originariamente negli Stati Uniti nel 1957: rappresenta una pietra miliare della letteratura yiddish
E' raro imbattersi in storie di eresia ebraica: nessun personaggio più di Jakub, sedicente messia, può essere più significativo per spiegare lo scisma religioso consumatosi in Polonia.
La nuova Russia è un reportage giornalistico che Israel J. Singer redige come inviato del quotidiano ebreo-socialista (yiddish) Forverts di New York, raccontando e mettendo nero su bianco le contraddizioni e le opportunità del nuovo Paese
Labatut scrive una storia a più voci affascinante e inquietante, ricostruita a più voci, che ci lascia un monito: “il pericolo non sta nella natura particolarmente distruttiva di una specifica invenzione. Il pericolo è intrinseco. Per il progresso non c’è cura”.
Un esperimento letterario che esplora e rivela il potere creativo dei paradossi dell’incontro tra gli opposti e della mescolanza tra le diversità, collocandosi in quella sfocata zona d’ombra che divide realtà e immaginazione
Un libretto ben riuscito, narrativamente parlando anche banale, ma di quella “banalità del bene” che aiuta a capire quanto dobbiamo ancora capire dell’essere umano in un mondo a volte subumano.
Con questo romanzo, congeniale al suo stile di scrittura e di narrazione, Andrea Tarabbia esplora l’abisso della pietà umana fornendoci l’ennesimo esempio di come la storia, anche la più atroce, può diventare un racconto.
Rayuela eleva il grado di complessità narrativa ad un livello superiore, recuperando lo stream of consciousness di inizio secolo, ma inserendolo in una struttura di romanzo aperto, della cosiddetta letteratura potenziale dell’Oulipo parigino.
Un quadro impietoso di un Paese segnato da ingiustizie e confini di sangue. Scritto con uno stile al limite del romanzo noir, è invece un affresco realista che spinge il lettore in un inferno di dolore.
Il lettore attraversa le pagine per poter conoscere quanto si svolgerà in quella successiva, desideroso di ricostruire, con Anna, la storia di un personaggio ma anche di saperne di più della storia oscura dell’Italia fra il 1943 ed il 1945, ma anche dal dopoguerra ad oggi.
Darnton traccia un circuito socio-culturale che si riverbera in opposizione alla cultura conservativa parigina e si rifrange in alcuni centri di provincia (Lione e Rouen) per arrivare in Svizzera (Neuchâtel e Ginevra) e Olanda (Maastricht e Amsterdam), per ritornare con tutta la sua carica rivoluzionaria fino alla capitale francese.
Un Dostoevskij inedito. Il testo è un unicum per la sua natura oscillante fra l’umoristico ed il pamphlet: per questo merita una lettura attenta, in dissonanza con l’argomento solo apparentemente leggero.
Dondi evidenzia la tensione etica tra il dovere di informare del giornalista e la leale militanza in un partito che stava per essere scosso dalla fine del Secolo Breve, che doveva portare di necessità il PCI fuori dall’alveo del comunismo sovietico.
Non è un libro di troppo, non è un libro inutile: è un libro che, nonostante le date con cui sono bollinate molte dichiarazioni, è di tremenda attualità.
Westerman ci aiuta a rovesciare la percezione del rapporto uomo-natura, facendo dell’uomo non il predatore o il conquistatore, ma soltanto uno dei tanti abitanti di un mondo che è, sulla carta, abbastanza grande per permettere la convivenza di tutti.
Il romanzo di Ruggero D’Alessandro, breve, intenso, crudo, è di notevole attualità perché scava fino alle radici dei contrasti fra la Russia e l’Ucraìna: non c’è leggerezza nel racconto, anche quando esita ed insiste fra i pensieri dei due poliziotti che mostrano fin da subito una forte attrazione fisica ed una forte affinità di pensiero.
Herzen scrive un romanzo classista, che denuncia l’idea diffusa e generale di ingiustizia che permea la società russa, divisa fra ricchi aristocratici e militari, pigri e molli, e poveri disperati che cercano di affrancarsi da una vita di stenti.
Con uno stile ironico ed acuto, Edmonds riesce a mettere sul piatto le difficoltà che sono dietro ad una scelta e dietro all’altra possibilità, diametralmente opposta, evitando con cura di insinuare un giudizio morale.
Il popolo delle scimmie è la metafora letteraria usata in uno scritto su “L’Ordine Nuovo” apparso in prossimità della fondazione del partito comunista (2 gennaio 1921) e presa da Il libro della giungla, con la quale Gramsci apostrofa la “piccola borghesia” confusa
Il libro di Ruggiero riesce a tenere insieme in modo convincente tensione narrativa, profondità storica e riflessione morale dando forma ad un thriller psicologico con qualche ambizione filosofica. In fondo ha ragione Garry Kasparov: “Gli scacchi sono una tortura della mente!”.
Maaza Mengiste, scrittrice etiope nata nel 1971, conosce molto bene la brutalità del regime di Hailé Selassié, il periodo del Terrore Rosso e le forti repressioni avvenute dopo la deposizione dell’imperatore
Rivisitare la figura di Pier Paolo Pasolini, ultimo vero intellettuale militante, vittima della sua stessa ortodossia, persona controversa che ha attraversato il cuore del XX secolo, è un’operazione importante e necessaria.
Piglia, di certo fra gli scrittori ed intellettuali più importanti del Novecento argentino e sudamericano, per suo stessa ammissione compila questo capitolo di una “storia del lettore” ripercorrendo il suo personale universo letterario di riferimento, senza pretesa di esaustività, ma anche senza eccedere nella dimensione didascalica.
Più che un romanzo breve, Le ultime lezioni di Giovanni Montanaro è un romanzo veloce: nel breve spazio di 170 pagine circa il protagonista rivive tutte le tensioni che segnano il passaggio dall’adolescenza alla prima parte della vita da adulti.
Il romanzo di esordio di Karina Sainz Borgo è un pugno allo stomaco: non c’è affetto, non c’è speranza, non c’è indulgenza. La storia scivola vorticosamente nel baratro della perdita di tutto, dalla famiglia alla propria identità, in un continuo scontro fra opposti, fra vittime e carnefici.
Il saggio è dedicato alla ricostruzione dei fatti, partendo da quei dettagli che -a parere di Biscotti- sono rimasti inesplorati proprio perché in tutte quelle vicende risultano più importanti le persone delle cose
Il centro del volumetto Il soldato e il professore vi sono due interrogatori: quelli condotti dal tenente colonnello Hélio Ibiapina Lima nei confronti di Paulo Freire (1921–1997) nell’estate e nell’autunno del 1964, nei mesi successivi al golpe militare che aveva rovesciato il presidente João Goulart e inaugurato due decenni di dittatura in Brasile.
Luciano Mecacci ricostruisce un intricato labirinto di potere, scienza, occultismo, telepatia, massoneria che sembrano percorrere carsicamente gli anni del “terrore staliniano”
Il romanzo di Guez attraversa con sapienza le relazioni politiche fra popoli così vicini eppure distanti, con la stessa sensibilità, intelligenza e acume con cui ci restituisce il ritratto di una donna protagonista del suo tempo, di cui fino ad oggi erano state sottovalutate le capacità e il valore.
Non c’è nulla di peggio di un gruppo dirigente politico impreparato: ecco qual è il “quinto rischio”, quello di ignorare o peggio ancora minimizzare i problemi di un sistema, di credere di avere tutto sotto controllo, quando invece non si ha nulla sotto controllo se non una piccola pregiudizievole parte del sistema stesso.
Solo affrontando i propri demoni e distaccandosi dalle dinamiche tossiche del passato e del presente si può accettare anche la solitudine come prezzo per la propria integrità.
Lea Ypi, scrittrice e filosofa di origine albanese, formatasi anche in Italia, ma oggi attiva in Inghilterra dove insegna alla London School of Economics, affronta in un breve pamphlet un tema spinoso come quello della migrazione proponendo una nuova chiave di lettura e conseguente prospettiva di soluzione, cioè quella di abbandonare concetti come la solidarietà paternalistica e l’inclusione multiculturale, per ricomprendere il fenomeno all’interno di un più ampio conflitto di classe.
Scritto in modo semplice e penetrante, è un libro che mescola dati e pronostici, stime e pareri discordanti, aprendo un fronte di analisi che diventerà sempre più attuale e determinante.
Kuznecov ci racconta tutti i particolari di quella negazione dell’uomo, la freddezza e l’insofferenza delle squadre tedesche costrette a lavorare a ritmi serrati per portare a termine gli ordini per quell’orrore; ma anche la paura e l’umiliazione degli uomini, denudati e svestiti della loro dignità, divenuti oramai cose.