Barbaricus – viaggio nel Medioevo con gli occhi degli altri, di Jennifer Radulovic [Feltrinelli, 2026]
377 dopo Cristo. Il fronte orientale, quello sul Danubio, è ormai incontenibile: si è sparsa la voce che Roma è pronta ad accogliere tutti i barbari oltre confine e dare loro riparo. Si tratta dei Goti, ormai giunti al confine romano disperati, sospinti dall’avanzata degli Unni di Attila.
Peccato che i romani non sono proprio di quell’avviso: anziché gestire l’accoglienza, i funzionari romani speculano sulla fame dei profughi, li tengono fuori dalla porta, dietro le palizzate di legno e vendono loro gli aiuti, soprattutto cibo, a prezzi esorbitanti. Da decenni va avanti così: i militari sono stanchi della guerra, la fanno solo per arricchirsi; e poi gli stessi barbari in fondo sono ormai quasi totalmente integrati nella società romana.
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Molti di loro hanno avuto un feudo, un piccolo pezzo di terra, altri hanno fatto la carriera militare e adesso si trovano al comando di truppe romane che stanno fermando l’avanzata del loro stesso vecchio popolo. Però così non può andare avanti: inzuppati, affamati, stremati i barbari manifestano tutto il loro malcontento per l’ingratitudine con cui i romani li stanno trattando. Tra ponti mobili che crollano sotto le piene del fiume, barconi che affondano e famiglie distrutte, la disperazione si trasforma rapidamente in rabbia. Perfino generali di origine barbara da tempo arruolati nell’esercito romano, come Suerido e Colias, finiscono per unirsi alla rivolta spinti dalla paranoia xenofoba dei funzionari imperiali. E l’imperatore dov’è?
L’imperatore Valente è nei pressi di Adrianopoli, a metà strada fra il fronte con i Goti e quello con i Persiani. Gli hanno suggerito di aspettare l’arrivo delle truppe guidate da Graziano, ma accecato dal desiderio di mostrare la propria forza militare e contrario alle trattative di pace, è pronto ad attaccare
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