La cosa più sorprendente che si trovano davanti è una donna: da quando l’autore, noto misogino, aveva scelto di condividere le giornate con una donna? Amante? Segretaria? Amica? Nessuno dei sette convenuti ritiene strano l’essere stati convocati lì, su un battello sul fiume Morava, nell’entroterra balcanico, fra Porodin e Velika Plana; neanche la modalità della convocazione: un messaggero, un sassolino sulla finestra, un conoscente.
Nemmeno ritengono strano vedersi dopo tanto tempo su un battello diventato la dimora dell’autore da quando aveva deciso di fuggire dal mondo e soprattutto dalla scrittura. Non capiscono però il motivo di quell’appuntamento, dato che sul battello non vedono carta, non vedono matite, dunque l’uomo non ha ripreso a scrivere, non ha intenzione di farlo. Li accoglie quasi controvoglia, nonostante sia stato lui ad invitarli e lo fa senza mostrare piacere per quella visita. Al battello accedono da un ponticello traballante, ma l’autore non accenna ad aiutarli, le sue mani sono rinserrate nelle tasche. Con un grugnito li invita a togliere le scarpe, come si fa sulle imbarcazioni d’altura, ed a tenere basso il tono della voce, quasi dei sussurri. Poi si accomodano e comincia la narrazione, perché l’autore li ha fatti venire lì per condividere i suoi lunghi viaggi, dall’isola di Krk, da dove viene la donna misteriosa, fino alla Galizia.
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