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Un miliardo ai Tir, il codice penale agli studenti

sciopero autotrasportatori
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Pubblicato il 21 Ottobre 2026
Autore massideconca
Tempo di lettura 2 minuti

Il 20 ottobre il governo ha risposto a due proteste nello stesso giorno. In Prefettura a Milano ha ricevuto le associazioni dell’autotrasporto, convocate dopo i blocchi al Sud (il varco del porto di Napoli era bloccato da quattro giorni), e il viceministro Rixi ha annunciato lo sblocco di circa un miliardo: 480 milioni di crediti d’imposta contro il caro gasolio, in erogazione da subito, e 590 per rinnovare i mezzi. Il conto, però, somma voci diverse: i 480 milioni coprono le domande fino ad agosto, il resto è annunciato, i crediti della prossima finestra si useranno nel 2027 e intanto Rixi chiede di togliere i blocchi.

Lo stesso giorno il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto sicurezza che, nella presentazione di Meloni, crea un reato nuovo, la partecipazione violenta a una manifestazione: fino a cinque anni di carcere e 20mila euro di multa per chi, in gruppo di almeno cinque persone, lancia pietre, petardi o bastoni, con i genitori dei minorenni chiamati a rispondere anche economicamente e 500 militari a Milano, ma senza funzioni di polizia giudiziaria. L’occasione è la piazza del 17 ottobre: il corteo contro carovita, carburanti e pressione fiscale è stato sopraffatto da giovanissimi, con una sessantina di fermati, per metà minorenni secondo i primi dati, 25 feriti, vetrine infrante e negozi saccheggiati. La violenza si condanna e il debito con gli studenti si paga, come scrivevo a proposito dello sciopero generale del 20 novembre: nessuno chiede indulgenza per i negozi devastati o per gli agenti feriti, si chiede soltanto che la risposta non si fermi all’articolo di legge.

Resta il nesso. Stefano Feltri su Appunti osserva che le due mobilitazioni, tanto diverse in apparenza, hanno più punti in comune di quanto ammettano protagonisti e politici: il costo della vita, carburante compreso, è lo stesso per chi guida un Tir e per chi scende in piazza. Cambia l’interlocutore. Chi ha una partita Iva ha le sigle, un tavolo e un nuovo incontro il 27 ottobre; chi ha un cappuccio sulla testa ha un decreto.

Il carovita è uguale per tutti, la risposta dello Stato no: con la partita Iva si tratta, senza si indaga.


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