Tante regole sul voto online, ma nessuna piattaforma ministeriale. Il MIM scarica costi e responsabilità sulle scuole, già senza risorse.

mondoscuola 4 minuti di lettura

Il 24 giugno si è chiuso il confronto tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL sulle modalità con cui le scuole potranno svolgere da remoto anche le riunioni collegiali a carattere deliberativo: collegi docenti, consigli di istituto, organi che fino a oggi, per votare, dovevano riunirsi fisicamente. Alcuni giornali, fra cui ItaliaOggi, titolano con un certo entusiasmo che finalmente “il lavoro agile sbarca a scuola”. Peccato che, leggendo bene le carte, l’unica cosa che sbarca davvero nelle scuole sia un problema in più da gestire con soldi che non ci sono.

L’incontro, che nasce dall’applicazione dell’articolo 44, comma 6, del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-21, ha prodotto un verbale di sintesi con cui si mettono a fuoco alcuni punti importanti da definire per realizzare la gestione degli incontri collegiali a distanza: la personalità e l’unicità del voto, la riservatezza della riunione, l’isolamento ambientale di chi si collega da remoto perché nessuno possa origliare o condizionare l’esito, la gestione delle chat interne, la disciplina dei disservizi tecnici, la verbalizzazione delle modalità di svolgimento. Come spesso accade però il vero problema non è quello che c’è scritto, ma quello che manca.

Un breve paradossale inciso: la FLC CGIL non può sedere oggi al tavolo per confrontarsi su una materia del CCNL 2019-21 sottoscritto da quella organizzazione sindacale. Infatti la mancata sottoscrizione del CCNL 2022-24, contratto al ribasso rispetto al necessario ristoro economico, la escludono dalle relazioni sindacali.
Al contrario chi non ha firmato l’accordo del 2019-21 può oggi sedere al tavolo avendo sottoscritto l’accordo economico 2022-24.
Una postilla complottista: è un caso che si sia discusso questo tema, a disposizione delle relazioni sindacali da mesi, se non anni, PRIMA del 1 luglio, ovvero data della sottoscrizione del CCNL 2025-27 (parte economica) che restituirà alla FLC la titolarità delle relazioni sindacali?
ai posteri …

Il Ministero, infatti, si limiterà a inviare alle scuole un “allegato tecnico-organizzativo” con l’elenco dei requisiti che le piattaforme digitali utilizzate dovranno possedere, ovvero il MIM scrive le specifiche, le scuole si dovranno arrangiare a trovare, comprare e gestire gli strumenti che le rispettano.
Nessuna piattaforma ministeriale unica, pubblica e gratuita.
Nessun investimento centrale.
Solo un manuale di istruzioni da scaricare insieme a tutto il resto sulle istituzioni scolastiche, che restano sole davanti a un compito tecnico, organizzativo e anche giuridico, visto che si parla di trattamento dati, DPO, informative privacy, registri del trattamento, analisi dei rischi.

La FLC CGIL, che dunque non ha partecipato a questo tavolo, scrive senza giri di parole che, al contrario, è indispensabile che il Ministero metta a disposizione delle scuole, oltre a un modello di regolamento, una piattaforma unica, pubblica e gratuita, liberandole dalla responsabilità e dagli oneri. Le scuole hanno casse già esangui: ogni euro speso per licenze software certificati è un euro sottratto alla didattica e al miglioramento dell’offerta formativa, dunque non è solo un dettaglio burocratico, è la differenza tra un diritto esercitabile davvero e un diritto scritto sulla carta che ogni istituto dovrà finanziarsi da solo, con risorse che semplicemente non ha.

Si aggiunga anche una preoccupazione antropologica che riguarda la limitazione degli spazi democratici di discussione, ancora più esacerbata dalla conduzione delle riunioni online: una riunione a distanza, infatti, gestita con scalette rigide, tempi contingentati, niente “discorsi non pertinenti”, niente interruzioni, rischia di trasformare un organo collegiale in una sequenza burocratica di voti preordinati. Le garanzie tecniche sulla segretezza del voto sono importanti, ma non bastano a garantire che ci sia ancora, prima del voto, una vera discussione.

Diciamo che la missione propagandistica è riuscita:
– il Ministero ottiene il titolone sui giornali (“lavoro agile a scuola!”) e si toglie dalle spalle l’onere di costruire un’infrastruttura digitale pubblica per la scuola italiana;
– al contrario le scuole ottengono un elenco di requisiti da rispettare e l’incombenza di trovare, a loro spese, chi quei requisiti li garantisce;
– i docenti ottengono la possibilità di votare da casa, con il rischio reale che il dibattito collegiale si riduca a una formalità cronometrata;
– di concreto, sul piano delle risorse messe a disposizione, non c’è nulla.

Lo schema è sempre lo stesso: la responsabilità si decentra, i costi si decentrano, le decisioni restano centrali.

E tutti vissero felici e connessi


Scopri di più da la mia pagina personale

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Altri articoli su (primo tag in ordine alfabetico): FLC CGIL

Correlati per tema e categoria

Scopri di più da la mia pagina personale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere