Se c’è una specialità in cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito non rischia mai il debito formativo, è l’arte del restyling a costo zero: l’ultimo capolavoro della saggistica burocratica ministeriale è il Decreto Ministeriale 104 del 10 giugno 2026, che vara ufficialmente la sperimentazione nazionale del cosiddetto Liceo Matematico a partire dall’anno scolastico 2026/2027.
Un annuncio in grande stile, sbandierato come la svolta epocale per il pensiero critico e la logica degli studenti, ma andando oltre la retorica istituzionale, ci si accorge che è solo una cascata di fumo e propaganda, l’ennesimo pasticciaccio.

Il gioco delle tre carte: un’etichetta per quello che c’era già – Proviamo a capire in cosa consiste. Il progetto (nato originariamente da un protocollo d’intesa con l’Unione Matematica Italiana) prevede l’introduzione di un’ora o due in più alla settimana dedicate al “Laboratorio Matematico”: due ore aggiuntive nel primo biennio e un’ora nel triennio. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di far dialogare i numeri con le discipline umanistiche, creando ponti tra formule e filosofia, tra arte e algoritmi. Ma era davvero necessario inventarsi una nuova “sfumatura” di liceo, complicando ulteriormente il già caotico panorama degli indirizzi scolastici? A mio avviso, ma anche di altri, bastava semplicemente ammettere che sarebbero stati attivati percorsi di approfondimento laboratoriale. Ovviamente, dire “facciamo un potenziamento di matematica in alcune classi” non fa guadagnare titoli sui giornali, come varare un inedito, fiammante e altisonante “Liceo Matematico”, che, invece, gonfia il petto della propaganda ministeriale.
Rigorosamente a costo zero (e a spese del potenziamento) – La vera magia della scuola italiana contemporanea si compie sempre alla voce “bilancio”. Come dettagliato nell’analisi della FLC CGIL sulla sperimentazione del Liceo Matematico, l’intera impalcatura poggia sul solito, immancabile pilastro: l’invarianza finanziaria.
“Senza alcun investimento aggiuntivo il lavoro si scarica sugli organici provinciali di potenziamento, ormai ridotti all’osso.”
Invece di stanziare fondi speciali per finanziare le ore aggiuntive dei docenti o per creare nuove cattedre stabili, il Ministero ha deciso che le ore del “Laboratorio Matematico” dovranno essere pescate dal calderone dell’organico dell’autonomia (il potenziamento). In pratica, si toglie da una parte per mettere dall’altra: se una scuola decide di fare il Liceo Matematico, dovrà verosimilmente rinunciare ad altri progetti o recuperi per i ragazzi in difficoltà. Un gioco a somma zero, dove a pagare sono, come sempre, la stabilità della didattica e il carico di lavoro dei docenti.

Il caos delle cattedre: A-26 vs A-27 – Oltre al danno economico, si aggiunge la beffa della confusione burocratica. Le ore di questo neonato laboratorio dovranno essere assegnate ai docenti delle classi di concorso A-26 (Matematica) e A-27 (Matematica e Fisica). Chiunque conosca anche solo superficialmente le dinamiche dei collegi dei docenti sa che questa formulazione vaga è la ricetta perfetta per il caos: senza criteri di ripartizione rigidi e con un organico di potenziamento ridotto al lumicino, l’assegnazione di queste ore rischia di scatenare l’ennesima guerra tra poveri negli istituti, aumentando la confusione sulla gestione delle cattedre e sulla continuità didattica, proprio mentre si consumano le scadenze degli organici di diritto.
Perfino il CSPI chiede chiarimenti – Che l’impianto fosse quantomeno “fumoso” non è sfuggito nemmeno agli organismi istituzionali. Nel parere del CSPI sul Liceo Matematico espresso il 29 maggio 2026, l’organo consultivo ha sì dato il via libera formale alla sperimentazione, ma ha contestualmente subissato il Ministero di richieste di chiarimento fondamentali.
Il Consiglio ha infatti formalmente chiesto di mettere nero su bianco in che misura queste ore aggiuntive debbano gravare sugli organici, sollevando enormi dubbi su come una materia aggiuntiva impatti sulla valutazione finale dello studente e sul suo eventuale rilievo nell’esame di maturità. Mandare in soffitta i vecchi quadri orari senza nemmeno sapere se e come i laboratori verranno valutati alla maturità: la perfetta definizione di “improvvisazione ministeriale”.
La commistione umanistico-scientifica: fusione o confusione? – L’aspetto più ironico della vicenda riguarda la sbandierata interdisciplinarità, soprattutto alla luce delle recenti scelte operate per l’esame di maturità. L’idea di unire la matematica alla letteratura, alla storia o alla filosofia è affascinante sulla carta, ma richiede tempo, programmazione e, soprattutto, una seria formazione dei docenti. Nel decreto ministeriale, invece, la “commistione” viene calata dall’alto a costo zero, senza un reale percorso formativo strutturato e retribuito per gli insegnanti coinvolti. Il rischio concreto è che l’interdisciplinarità si traduca nell’ennesimo adempimento burocratico da griglia di valutazione, traducendo la “fusione” dei saperi in una colossale “confusione” metodologica, dove ognuno improvvisa come può nel chiuso della propria aula.
Il “Liceo Matematico” versione 2026/2027 si presenta per quello che è: l’ennesima operazione di facciata che non risolve i problemi strutturali della scuola, ma aggiunge complessità formale. Per fare innovazione metodologica servono laboratori fisici funzionanti, classi meno affollate, investimenti sull’organico e dignità salariale per la formazione del personale.
Finché la risposta a queste necessità rimarrà un decreto firmato a inizio estate, senza un solo euro di copertura, la pioggia annunciata dai tuoni della propaganda continuerà a rivelarsi una fastidiosa umidità burocratica che appesantisce le scuole, senza rinfrescare davvero la didattica.
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