In pochi mesi la destra populista ha perso in Olanda, in Danimarca, in Ungheria; negli Stati Uniti, Trump ha approvazione da prefisso telefonico; in Italia il campo largo ha scavalcato il centrodestra nelle medie dei sondaggi, anche se di poco. La storia, in questa stagione, sembra avere un gusto bizzarro per il tempismo.

politicamente scorretto 5 minuti di lettura

La sera del 12 aprile 2026, dopo 16 anni di potere ininterrotto, Viktor Orbán ha ammesso la sconfitta parlando di un risultato “chiaro e doloroso“: il partito di Péter Magyar, Tisza, ha ottenuto 138 seggi su 199, raggiungendo la soglia dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione. Fidesz, il monolite che sembrava eterno, è precipitato a 55 seggi. Un vero tracollo, a fronte di un’affluenza record (77,8%), un dato che non si vedeva dal 1990, dal voto della prima democrazia libera dopo il Muro. Il popolo ungherese ha parlato con una chiarezza brutale, quella che certi leader confondono sempre con l’ingratitudine.

Qualche giorno prima del voto, Giorgia Meloni e Matteo Salvini avevano registrato un video di sostegno al leader ungherese, in compagnia di altri personaggi della destra mondiale ed europea : un gesto di solidarietà internazionale, di fratellanza sovranista. Peccato che si sia rivelato, con i tempi dell’ironia cosmica, qualcosa di molto simile a un bacio della morte.

Matteo Renzi ha ironizzato parlando di “effetto Trump” ma anche del “tocco magico di Meloni, Re Mida al contrario” ricordando come la premier avesse sostenuto forze anti-europeiste anche in Polonia e in Spagna, “e anche loro hanno perso”. Renzi fa satira politica efficace, segno che davvero viviamo in un’epoca di rivolgimenti storici. Salvo poi, la premier, con la sua consueta agilità tattica, inviare un post di congratulazioni a Magyar per la “chiara vittoria elettorale”, augurandogli buon lavoro, e contestualmente ringraziato l’amico Orbán, “certa che continueremo a collaborare con spirito costruttivo” Insomma: ha fatto i complimenti al vincitore mentre consolava il perdente.

Dal fronte dem, Elly Schlein ha sentenziato che “ha perso Orban, ha perso Trump e hanno perso Giorgia Meloni e Matteo Salvini, con i loro video imbarazzanti a supporto di una autocrazia” ANSA. Imbarazzanti è una parola generosa.

Peggio di tutti l’endorsement americano: JD Vance è perfino volato a Budapest per dare l’ultima, disperata volata al premier uscente, con un effetto straniante d’altri tempo, una visione che ha sicuramente fatto rigirare nella tomba Henry Kissinger: il vicepresidente degli Stati Uniti che percorre l’Atlantico per fare campagna elettorale per un leader ungherese. Ma non è tutto: come spiegava a urne ancora aperte il ministro della Difesa belga, l’Ungheria ha dimostrato una volta di più come il marchio MAGA sia più un peso che un vantaggio per i partiti che lo sostengono. Il New York Times ha perfino titolato che la sconfitta di Orbán “arresta l’ondata di rinascita nazionalista globale promossa dal presidente Trump”. In italiano diremmo: il vento sta girando. O meglio, stava già girando da un po’, e qualcuno ha continuato a fare vela come se niente fosse.

Il dato più duro registrato a fine marzo è un 36% di approvazione per Trump, con una disapprovazione tra il 56% e il 60%. : secondo la media Real Clear Politics, l’approvazione sull’economia si colloca al 40,5%, sull’inflazione al 35,6% e sugli affari esteri al 38,8%. Il 65% degli elettori non approva come Trump sta gestendo i prezzi della benzina, balzati oltre 4 dollari al gallone, e il 71% ritiene che l’aumento dei costi sia una diretta conseguenza della guerra in Iran. Make America Great Again, ma magari con la benzina che costa un po’ meno.

Per i Midterm di novembre 2026, i Democratici raccolgono circa il 49% delle intenzioni di voto contro il 42% dei Repubblicani. Tra gli indipendenti il margine è di circa 18 punti . Il timore che serpeggia tra i membri del Grand Old Party è che a novembre si possa registrare una disfatta tale da perdere la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Tradotto: Trump potrebbe ritrovarsi con un Congresso ostile per gli ultimi due anni del mandato, il che renderebbe molto più difficile fare qualsiasi cosa — il che, considerato quello che ha fatto finora, potrebbe essere una notizia tendenzialmente positiva per il resto del mondo.

La sconfitta di Orban e la politica sciagurata di Trump hanno riflessi anche sul sovranismo italiano, dove le elezioni politiche sono previste per il 2027 e i sondaggi stanno diventando sempre più interessanti: secondo la Supermedia Youtrend/AGI di inizio aprile, il campo largo costituito da PD, M5S, AVS e IV otterrebbe il 45,4%, superando il centrodestra fermo al 44,9% . Un sorpasso per ora millimetrico, ma simbolicamente rilevante.

Nel dettaglio dei singoli partiti, l’ultimo sondaggio PolitPro del 13 aprile dà FdI al 28,5%, PD al 22,2%, M5S al 12,2%, Forza Italia all’8,4% e Lega al 7,2% ; secondo il barometro Demopolis di aprile, FdI si confermerebbe primo partito al 28,5%, con un vantaggio di quasi 6 punti sul PD attestato al 22,6%. Ma le due coalizioni risultano oggi più vicine rispetto ai mesi precedenti. Ma la maggioranza degli italiani — il 56,4% — non vuole elezioni anticipate ; il che significa che la partita si giocherà nel 2027, con tutti gli scenari ungheresi, americani ed europei a fare da sfondo.

In pochi mesi la destra populista ha perso in Olanda, in Danimarca, in Ungheria; negli Stati Uniti, Trump ha approvazione da prefisso telefonico; in Italia il campo largo ha scavalcato il centrodestra nelle medie dei sondaggi, anche se di poco.

La storia, in questa stagione, sembra avere un gusto bizzarro per il tempismo.


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