Il presidente americano Donald Trump ha affermato di non essere “un grande fan” di Papa Leone XIV, che il giorno prima aveva pronunciato un discorso molto duro contro la guerra : “Non sono un grande fan di Papa Leone. È una persona molto liberale ed è un uomo che non crede nella lotta contro la criminalità” , ha dichiarato il presidente alla base militare di Andrews, nel Maryland. Magari ha sbagliato conferenza stampa, ha confuso il Papa con qualche sindaco di Chicago, ha avuto un attimo di smarrimento in piena discussione con l’Iran… No. Sapeva benissimo a chi si rivolgeva.
Per nulla soddisfatto, Trump ha pubblicato su Truth Social un lungo messaggio in cui accusava Leone XIV di “assecondare la sinistra radicale” e lo invitava a “darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico” ; ha anche aggiunto, con la modestia che lo contraddistingue: “Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano.” Come a dire che il Conclave non conta nulla, perché l’elezione del Papa è opera di Trump! Lo sapevate?
Ma non è finita qui: la storia prende una piega che non ha precedenti nella storia delle democrazie occidentali: Trump ha pubblicato un’immagine generata con l’intelligenza artificiale in cui lo si vede, in toga bianca e rossa, posare la mano sulla fronte di un malato su un letto d’ospedale, circondato da persone in preghiera, con sullo sfondo la bandiera americana, la Statua della Libertà, aerei da caccia, aquile e altre figure nel cielo.
Un nuovo Gesù, per di più un Gesù nazionalista, un redentore con gli F-35, una guarigione con l’aquila testabianca come testimone. Il ritratto non era nemmeno una creazione nuova: la versione originale era stata pubblicata il 6 febbraio da Nick Adams, acceso sostenitore MAGA. Nello staff presidenziale qualcuno aveva pensato bene di modificarla, trasformando uno degli angeli in una figura più oscura, quasi demoniaca, per dare all’immagine un tono più minaccioso nei confronti di Leone XIV.
Quando i tuoi stessi angeli diventano demoni nel post con cui attacchi il Papa, forse qualcosa nella comunicazione strategica non ha funzionato come previsto. Il presidente ha stranamente poi rimosso l’immagine da Truth Social dopo le proteste dei suoi sostenitori conservatori e cristiani, che hanno definito il post “disgustoso” e “blasfemo”: anche la commentatrice cristiana protestante Megan Basham, alleata della Casa Bianca, ha scritto: “Non so se il Presidente pensasse di essere divertente o se sia sotto l’influenza di qualche sostanza, ma deve rimuoverla immediatamente e chiedere perdono al popolo americano e poi a Dio.”
Quanto al presidente, interpellato sulla foto, ha spiegato ai giornalisti che “pensava di essere nei panni di un medico”, un medico in tunica bianca e rossa con la Statua della Libertà sullo sfondo. Capita a tutti di confondersi.

Leone XIV, di fronte a questa valanga di insulti, ha reagito con una compostezza che, oggettivamente, fa quasi senso in confronto: a bordo dell’aereo papale, in viaggio verso l’Africa, ha dichiarato infatti : “Non ho paura dell’amministrazione Trump. Parlo del Vangelo e continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra. Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui.”
Per l’Avvenire, l’attacco di Trump è in realtà una dichiarazione di impotenza: non potendo assimilare quella voce, il potere tenta di delegittimarla. Ma così facendo ne riconosce implicitamente il peso. Se Leone fosse irrilevante, non meriterebbe una parola.
Piccolo dettaglio che arricchisce il quadro di grottesco e paradossale: anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha condannato “l’insulto” rivolto a Leone XIV, scrivendo su X che “la profanazione di Gesù, il profeta di pace e fratellanza, non è accettabile per nessuna persona libera.” Quando l’Iran ti difende dal blasfemo, il momento di riflessione potrebbe essere opportuno.

Qui il sarcasmo si fa da parte un momento, perché c’è qualcosa di importante da osservare: per molti osservatori l’immagine è una rappresentazione sacrilega; per altri è un esempio estremo della comunicazione contemporanea, dove simboli religiosi e identità nazionale si fondono in una narrativa personale. Ma forse è più preciso dirlo in termini gramsciani: stiamo assistendo alla colonizzazione totale del sacro da parte del politico — o meglio, del tribale.
In Italia, lo spettacolo della destra che si districava tra il suo alleato atlantico e il suo alleato spirituale è stato, come al solito, di rara qualità acrobatica.
Giorgia Meloni ha scritto a nome proprio e del governo italiano per ringraziare il Papa del suo viaggio apostolico in Africa e augurargli buon lavoro — senza nominare Trump direttamente. Alla fine ha però pronunciato la parola chiave: “Le parole di Donald Trump contro Papa Leone XIV sono inaccettabili.” Inaccettabili. Il vocabolo più gettonato nella storia della diplomazia italiana ogni volta che si vuole dire “vergognoso” senza impegnarsi troppo.
Anche Matteo Salvini ha detto la sua su Telelombardia: “Attaccare il Papa non mi sembra cosa intelligente e utile da fare. Invece di attaccare il Santo Padre, io aiuterei il Santo Padre.” Euronews Salvini, che fino a ieri esibiva il rosario ai comizi, che ha citato Dio e la Madonna in ogni discorso elettorale degli ultimi dieci anni, che ha costruito un’intera carriera sull’identità cristiana dell’Occidente — scopre improvvisamente che il Papa va rispettato. Tempismo impeccabile.
Riepiloghiamo questa saga dell’assurdo delle ultime 48 ore: Orbán ha perso le elezioni, Trump ha insultato il Papa e si è fatto ritrarre come Gesù, il presidente dell’Iran ha difeso il Pontefice, e Meloni ha usato il termine “inaccettabile” con la precisione chirurgica di chi lo ha studiato per anni.
O tempora, o mores!
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