Quando se la sono trovata davanti così, senza nessun preavviso, mentre si sistemano ad Acquafredda dopo un lungo viaggio notturno, a piedi ed infreddoliti, col timore di essere braccati, non hanno esitato a farne una prigioniera.
La trovano alcuni uomini in perlustrazione, mentre gli altri stanno sistemando le stanze per un soggiorno difficile da definire. Una donna, quello il trofeo che porta eccitato il perlustratore Franzè, scortato dal suo inseparabile fucile: una donna che avevano peraltro già visto nelle settimane passate trafficare nei campi vicini, quelli dei Sallesi. Molti, fra cui Annaloro, non sanno bene cosa farne; altri sono attraversati da cupi pensieri che però Vanzi, arrivato al momento giusto, placa. La donna resta viva, poi si deciderà. Ma la donna, la Rossa, perché partigiana, non è sola: è incinta. Le viene assegnata una cella: la notte la trascorre lì, di giorno siede vicino al camino con i suoi carcerieri che non sanno bene neppure come comportarsi. Tutte le mattine la Rossa si fa trovare pronta ad uscire, già mentre la porta si apre: non vuole mostrare nessun segno di debolezza, non vuole cedere nemmeno un istante del suo privato a quegli uomini. Loro, gli uomini, sono sempre impacciati, perché ogni loro parola e ogni loro provocazione è rintuzzata con prontezza: non sanno bene come trattare con questa donna di cui non conoscono nemmeno il nome e che non appare minimamente intimorita né dai loro modi né dall’inevitabile futuro che l’aspetta.
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