Pochi scrittori di area germanica del ventesimo secolo si presentano così lucidi e profondi nell’analizzare la società e la cultura tedesca del dopoguerra come Winfried Georg Sebald.

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Secondo i dati ufficiali citati nelle fonti, tra cui gli Strategic Bombing Surveys degli Alleati, la sola Royal Air Force (RAF) è stata responsabile durante la Seconda guerra mondiale di una serie di danni impensabili: hanno sganciato oltre un milione di tonnellate di bombe sul territorio nemico, in circa quattrocentomila missioni di volo; hanno colpito 131 città, alcune delle quali sono state interamente rase al suolo; hanno provocato circa seicentomila vittime, per lo più civili, tra la popolazione tedesca distruggendo tre milioni e mezzo di alloggi.

Per dare un’idea dell’entità della distruzione, a ogni abitante di Colonia spettavano 31,4 metri cubi di macerie, mentre a ogni abitante di Dresda 42,8. Sono numeri sui quali la coscienza tedesca, soprattutto quella degli intellettuali e degli scrittori, si è soffermata ben poco. Eppure, basta vedere qualche cartolina di Francoforte sul Meno per avere un’idea di cos’era, cos’è diventata dopo le bombe e cosa invece è oggi: si passa da un gruppo ordinato di case, ad un cumulo di macerie, fino ad una serie di palazzi in vetro, qualche grattacielo. Quello che ci si deve domandare, non riguarda soltanto il presente ed il processo che ha portato all’inevitabile cambiamento, non è solo la descrizione della difficoltà della rinascita. Si deve pensare alle vittime di quella distruzione, ma anche a cosa ha portato a quella distruzione sistematica, violenta, inappellabile.


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