↑

Il decreto scuola 170/2026 è in vigore: tetto al 30% di stranieri, volto coperto, latino, licei tecnologici. Norme inutili o irrealizzabili: fumo negli occhi.

mondoscuola 10 minuti di lettura

Il decreto scuola, ossia il decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 dopo la firma del Presidente della Repubblica, è in vigore dal 1° ottobre e dovrà essere convertito in legge entro la fine di novembre, prima al Senato e poi alla Camera, dove potrà essere modificato.

Non siamo, quindi, davanti a un’approvazione definitiva, ma a un provvedimento già efficace in attesa del vaglio parlamentare e il testo conferma, articolo dopo articolo, quanto era emerso dal Consiglio dei ministri del 24 settembre: una serie di innovazioni in gran parte inutili, in parte irrealizzabili, che occupano l’agenda mentre le urgenze vere, precariato, organici, edilizia e salari, restano fuori dal testo. È ancora fumo negli occhi, come per la terza nota sui compiti a casa: produzione normativa abbondante, a costo quasi nullo o scaricato su altri capitoli di bilancio.

Che cosa contiene il decreto scuola

Il provvedimento si compone di quattordici articoli di natura molto diversa. L’articolo 13 fissa dal 2027/2028 un tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi prime, calcolato soltanto su chi non abbia un pregresso scolastico in Italia; l’articolo 12 obbliga le scuole a segnalare ai servizi sociali i genitori stranieri con gravi difficoltà di italiano, impone corsi gratuiti fino al livello A2 presso i CPIA, con multe da 200 a mille euro per chi rifiuta, e vieta di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto, con la stessa sanzione. L’articolo 1 ridisegna i tempi del PEI e “trascina” le ore di sostegno; l’articolo 3 introduce dal 2027/2028 un’ora facoltativa di latino alle medie e fissa al 10% dello stipendio l’assegno per i docenti della formazione incentivata; l’articolo 9 ritocca il monte ore dei tecnici e ribattezza gli istituti tecnici e professionali “licei tecnologici” e “licei professionali”. Completano il quadro fondi per libri di testo e cyberbullismo, un percorso International Baccalaureate a Brindisi e semplificazioni per l’edilizia PNRR. La FLC CGIL, che ha commentato il testo articolo per articolo, parla di conferma delle “misure più deprecabili”, da stralciare in sede di conversione.

Le norme inutili: il burqa, il latino, i licei che non lo sono

Il divieto di frequentare le attività scolastiche con il volto coperto, accertato dal preside e sanzionato dal prefetto, è un caso di scuola, in senso letterale, di provvedimento inutile. Come osserva la FLC CGIL, il Testo unico di pubblica sicurezza vieta già di circolare in pubblico nascondendo il volto, i numeri delle ragazze che indossano il niqab sono “risibili” e non risultano evidenze, né statistiche, della presenza di burqa nelle scuole italiane: una legge per un fenomeno che nessuno sa misurare ha un solo destinatario, l’opinione pubblica, e un solo effetto concreto, stigmatizzare quelle ragazze, come già ricostruito su cosa nasconde la propaganda del Consiglio dei ministri.

Non meno inutile, e più sottilmente ideologica, è l’ora facoltativa di latino: 33 ore annue dal secondo anno delle medie, affidate ai docenti A-12 con almeno un esame di latino o dodici crediti, e introdotte senza costi aggiuntivi per lo Stato, cioè con le risorse e il personale già presenti, come se gli organici bastassero per le discipline obbligatorie. Le Indicazioni nazionali prevedevano già il LEL negli spazi di autonomia: il decreto, nota la FLC CGIL, non lo stabilizza e non stanzia un euro, ma riduce la progettazione autonoma e trasforma “un’opzione didattica in una modalità di selezione socioculturale”. Stessa logica di ritorno al passato di tutta la stagione riformatrice di Valditara.

Quanto ai “licei” tecnologici e professionali, l’operazione è di pura cosmesi semantica: cambia il nome sulla targa, non cambiano organici e laboratori. Il decreto ritocca il monte ore del primo biennio a poche settimane dall’esordio della riforma, correzione che la FLC CGIL legge come primo risultato della pressione delle reti di istituti e insieme come prova dei limiti del riordino, ancora privo di Linee guida. È la vecchia gerarchia gentiliana, il liceo come marchio di dignità sociale, come scrivevo sulla riforma dei licei e sullo stato d’agitazione dei tecnici.

Il tetto del 30%: inutile dove si applica, irrealizzabile dove servirebbe

Il capitolo più rumoroso mostra una norma insieme inutile e irrealizzabile. Il tetto non è una scoperta del 2026: la soglia del 30% esiste dalla circolare Gelmini del 2010 ed è rimasta sulla carta per sedici anni, come ricostruito in Il tetto di carta. La versione attuale la restringe ai soli alunni senza pregresso scolastico in Italia (alla primaria i non cittadini nati all’estero o senza due anni di infanzia, alle secondarie quelli senza tre anni frequentati con successo) e così, calcola la FLC CGIL, la platea si riduce allo 0,4% della popolazione scolastica: una norma generale “su situazioni assolutamente eccezionali” che, per questo, “svela l’intento propagandistico della misura”.

Dove il fenomeno esiste davvero, nei pochi quartieri a forte concentrazione (a Milano, come documentato, trentacinque scuole superano già il 50% di alunni di origine straniera), l’esecuzione si inceppa: gli Uffici scolastici territoriali dovrebbero redistribuire gli studenti in esubero fra i plessi della zona, ma le scuole vicine hanno spesso composizioni analoghe, e il trasferimento dei bambini, scrive la FLC CGIL mettendo “deportare” fra virgolette, li sradica dal tessuto sociale in cui vivono, contro il principio di prossimità. Per le scuole che non riescano a rispettare il tetto il decreto promette 3,4 milioni nel 2027 e oltre 14 milioni annui dal 2028 per corsi pomeridiani di italiano: risorse a termine, quando ciò che chiede il sindacato, come ha ribadito Fracassi su Collettiva, sono docenti di italiano L2 stabili, mediatori culturali, classi meno numerose. Per le iscrizioni in corso d’anno la regola vale già dal 2026/2027, ad anno scolastico avviato. L’unico omaggio all’autonomia, la scelta della classe di inserimento dei neoarrivati affidata ai collegi docenti senza il vincolo dell’età, è per la FLC CGIL “un fattore di rischio di esclusione educativa e sociale”: un regalo avvelenato, perché l’autonomia che altrove si calpesta con le circolari (il Dirigente Scolastico d’Italia ne è il protagonista) viene qui evocata per scaricare sulle scuole una separazione decisa a Roma.

I genitori sanzionati e i CPIA che non ci sono

L’articolo 12 unisce il securitario al burocratico: le scuole devono segnalare ai servizi sociali i genitori con difficoltà linguistiche “gravi e persistenti”, che dovranno frequentare un corso gratuito fino al livello A2, pena una multa da 200 a mille euro irrogata dal prefetto. La FLC CGIL aveva anticipato il giudizio il 25 agosto, commentando Valditara al Meeting di Rimini: “L’imposizione di un obbligo non avvicina le famiglie alla scuola, le criminalizza”, perché la mancata partecipazione non deriva da disinteresse ma da barriere concrete, “orari di lavoro rigidi e spesso non contrattualizzati, doppi turni”, assenza di conciliazione famiglia-lavoro e di mediazione linguistica. Il sindacato parla di un “atto di delazione” che snatura la missione educativa. E c’è l’infrastruttura: i CPIA sono “strutturalmente sottodimensionati negli organici, privi di stabilità del personale, di sedi adeguate e di risorse”, cioè lo strumento con cui il decreto vorrebbe portare all’A2 migliaia di adulti è quello che la politica lascia in sofferenza da anni. Un’altra strada la indica il Manifesto “Contro la disumanizzazione. Praticare le Con/cittadinanze”, promosso dalla FLC CGIL con un vasto cartello di associazioni: lavoro regolare, abitazioni, lingua e comunità aperte, non multe.

Soldi spostati da una tasca all’altra

Il secondo filone dell’inutilità è contabile: quasi nessuna misura nuova è finanziata con risorse nuove. I 21 milioni per i libri di testo, con ISEE alzato a 40mila euro ma platea ristretta alle prime medie e alle prime e terze superiori, vengono per 20 milioni da un fondo istituito appena l’anno prima, con decorrenza slittata al 2027. I 4 milioni annui contro il cyberbullismo sono recuperati tagliando il fondo per le iniziative su pari opportunità, consenso e rispetto reciproco, che con un ulteriore prelievo di 3 milioni viene di fatto esaurito e rifuso in un fondo da 5 milioni anziché 7: in un Paese, ricorda il sindacato, “costretto ad affrontare quotidianamente la tragedia dei femminicidi”. I fondi per tutor e orientatori attingono per 20 milioni a quello del “docente stabilmente incentivato”; il programma sul SIDI vale 14 milioni in due anni contro i 50 permanenti che il sindacato indicava come necessari.

Quando non sposta fondi, il decreto interviene a gamba tesa sul contratto: fissare per legge al 10% dello stipendio l’assegno della formazione incentivata, “nelle more della definizione del CCNL”, significa decidere unilateralmente una voce retributiva mentre all’ARAN si negozia la parte normativa del contratto. Le somme generose vanno dove fanno rumore: 36mila euro lordi l’anno per i nove docenti e i due ATA della Scuola europea di Brindisi, “un canale d’élite a discapito della scuola statale ordinaria”, mentre per l’edilizia scolastica, con una capacità di spesa del 26% e oltre il 56% degli edifici senza certificato di agibilità (Corte dei conti, via FLC CGIL), si concede di destinare fino al 2% delle risorse all’assistenza tecnica del Ministero. Qualche misura condivisibile c’è, e il sindacato la riconosce: le graduatorie EQ permanenti, i fondi per gli straordinari ATA.

La scuola come bersaglio

Resta il clima in cui il decreto atterra. Nel comunicato del 2 ottobre la FLC CGIL parla di “un filo rosso, inquietante e sempre più evidente” che lega le scelte del Governo all’atmosfera del Paese: a una scuola in fragilità economica la risposta delle istituzioni “non è l’investimento, ma la stretta ideologica”. Migliaia di scuole hanno esposto lo striscione “Qui nessuno è straniero”; per farlo rimuovere sono arrivate pressioni sui dirigenti, al punto che Monica Fontana, responsabile della dirigenza scolastica FLC CGIL, ha dovuto ricordare che “il dirigente scolastico non ha alcun mandato censorio”. A Roma la Polizia Municipale è intervenuta nella sede nazionale del sindacato per una “segnalazione” sullo stesso striscione, e a Milano uno studente è stato picchiato da dodici attivisti del Blocco Studentesco, episodio che, dice il sindacato, non può essere derubricato a bravata e su cui sono tornato in Fenoglio, Vittorini, Calvino: lo squadrismo torna a scuola. “Quando si definanzia l’istruzione e si soffoca la libertà di espressione”, ha dichiarato Gianna Fracassi, “non si sta solo tagliando un bilancio. Si sta smantellando la democrazia”.

Messo in fila, il decreto 170/2026 non risolve nessun problema strutturale della scuola: inutile quando riguarda fenomeni marginali o già disciplinati, come il volto coperto, il nome dei licei, un’ora di latino senza fondi; irrealizzabile quando pretende di governare fenomeni reali con strumenti che non esistono, come il tetto senza scuole vicine capienti o i corsi senza CPIA adeguati; finanziato quasi sempre togliendo a un capitolo per dare a un altro. La scuola inclusiva che il decreto vorrebbe contingentare è la stessa che a Centocelle ha prodotto il gesto di un compagno di origine congolese a protezione di un’insegnante ferita, ed è quella che Mattarella ad Amatrice ha definito “aperta a tutti”. Ora la parola passa al Parlamento: la FLC CGIL seguirà la conversione e chiederà lo stralcio delle disposizioni lesive di uguaglianza, inclusione e pari opportunità. L’autunno caldo di cui scrivevo il 28 settembre non ha bisogno di altri pretesti: li ha appena forniti il decreto.


Scopri di più da la mia pagina personale

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Altri articoli su: Valditara

Correlati per tema e categoria

Scopri di più da la mia pagina personale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere