Con la nota n. 224621 del 28 settembre, il Ministero dell’Istruzione e del Merito richiama le scuole del primo ciclo a una gestione più equilibrata dei compiti a casa, delle verifiche e del registro elettronico.
Le indicazioni integrano quelle già diffuse con le note 5274 dell’11 luglio 2024 e 2443 del 28 aprile 2025. È, alla lettera, la terza nota in tre anni sullo stesso identico argomento, e proprio questa ripetizione racconta più di ogni altra cosa quanto lo strumento scelto — l’ennesima circolare dal centro — sia già stato messo alla prova due volte, e due volte non abbia funzionato.
Cosa dice la nota, in sintesi
Il testo, firmato dal ministro Giuseppe Valditara e indirizzato ai dirigenti scolastici delle istituzioni statali e ai coordinatori didattici delle paritarie del primo ciclo, stabilisce che i compiti a casa vadano assegnati entro il termine dell’orario delle lezioni e annotati sul diario cartaceo, da usare in parallelo al registro elettronico, non in sua sostituzione. Viene esplicitamente vietato l’inserimento di nuovi compiti sul registro elettronico nel tardo pomeriggio, in serata o durante il fine settimana, quando quei compiti siano destinati alla consegna del giorno successivo. Sul fronte delle verifiche, la nota chiede una programmazione collegiale fra i docenti, capace di evitare la concentrazione di più prove nella stessa giornata. Ai dirigenti scolastici viene infine richiesto di “vigilare sull’osservanza delle indicazioni” e di attivarsi perché il diario cartaceo venga effettivamente affiancato al registro elettronico.
La nota, due pagine in tutto, è indirizzata non solo ai dirigenti delle scuole statali, ma anche ai coordinatori didattici delle paritarie, ai direttori generali degli uffici scolastici regionali e, per competenza specifica, alle sovrintendenze scolastiche di Valle d’Aosta e Bolzano, comprese le scuole in lingua tedesca e ladina: un destinatario così ampio e minuzioso per un contenuto che, nella sostanza, si limita a fissare l’orario in cui un compito può comparire su un registro elettronico.
Il dirigente d’Italia che prevarica l’autonomia
Il problema non riguarda il merito della richiesta, ma riguarda lo strumento. A che ora un docente scriva un compito sul registro, su quale supporto lo annoti, con quale collega si coordini per non accavallare due verifiche nella stessa settimana: sono decisioni di merito organizzativo-didattico che la nostra stessa autonomia scolastica, prevista dalla legge 59 del 1997, affida ai collegi docenti e ai singoli insegnanti, non a un funzionario ministeriale che scrive da Roma la stessa istruzione per ogni scuola d’Italia, dalle elementari di montagna ai licei di città.
È lo stesso schema che raccontavo mesi fa a proposito di Valditara, il Dirigente Scolastico d’Italia: un ministro che si comporta, di fatto, come se dirigesse personalmente ciascuno dei circa settemila istituti scolastici italiani, scavalcando ogni volta gli organi collegiali che quella stessa autonomia dovrebbe presidiare. Peraltro si tratta di un Dirigente Scolastico che poco conosce del Patto di Corresponsabilità che le scuole costruiscono tutti gli anni con gli alunni e le famiglie.
Perché una terza nota conferma l’inutilità delle prime due
C’è un argomento logico, prima ancora che politico, che merita di essere messo in fila con chiarezza.
Se la nota del luglio 2024 avesse funzionato, non ci sarebbe stato bisogno di quella dell’aprile 2025.
Se quella dell’aprile 2025 avesse funzionato, non ci sarebbe stato bisogno di questa del settembre 2026.
Il fatto che il Ministero scriva, per la terza volta in poco più di due anni, la stessa identica istruzione — non caricare compiti in tarda serata, usare il diario cartaceo, coordinare le verifiche — è la prova migliore che lo strumento della circolare unica nazionale non produce alcun effetto reale sulle pratiche quotidiane delle scuole.
Eppure la risposta a questo fallimento ripetuto non è mai un cambio di metodo — penso a un confronto reale con chi lavora nelle scuole e con le rappresentanze sindacali del personale — ma sempre e soltanto una circolare più insistente della precedente, come se il problema fosse la forza della richiesta e non l’assenza di qualunque meccanismo capace di tradurla in pratica reale nelle novemila e più scuole del Paese. Segno che il MIM sta dando indicazioni inutili, ma lo fa semplicemente per segnare un punto, cercare un consenso in quell’opinione pubblica che considera ancora gli insegnanti dei buoni a nulla, le scuole delle dépendance dove la servitù si sta prendendo un po’ troppe libertà.
Il Ministro continua a non dimostrare alcuna fiducia nell’autonomia scolastica e nella professionalità del personale scolastico. Tutte le istituzioni scolastiche, del resto, si sono già date da sole regolamenti interni su questo stesso terreno — un piano annuale delle verifiche concordato a inizio anno, un tetto orario ai compiti calibrato per fascia d’età — proprio negoziando collegialmente le stesse soluzioni che il Ministero continua a imporre dall’alto: la differenza è che quei regolamenti nascono da chi conosce gli studenti in aula, mentre la nota ministeriale resta identica per ogni contesto, senza distinzione alcuna.
Fumo negli occhi: cosa nasconde questa nota
Il punto più serio, però, riguarda cosa questa terza nota lascia fuori dall’agenda pubblica proprio nei giorni in cui, come raccontavo pochi giorni fa a proposito delle priorità mancanti del decreto scuola, la scuola pubblica italiana continua a misurarsi con problemi ben più strutturali: duecentocinquantamila insegnanti precari, organici tagliati invece che potenziati, un’edilizia scolastica per metà priva delle certificazioni minime di agibilità, un contratto collettivo la cui parte normativa resta ancora aperta al tavolo dell’ARAN. Nessuno di questi temi trova spazio in una nota che si occupa, per la terza volta, dell’orario in cui un insegnante può scrivere un compito sul registro elettronico.
Resta legittimo chiedersi, con la stessa franchezza con cui il Ministero chiede ai docenti di coordinarsi sulle verifiche, quale coordinamento interno abbia prodotto tre note quasi identiche in tre anni su un problema organizzativo minore, mentre le note sul precariato, sugli organici o sull’edilizia scolastica restano, di anno in anno, sempre più rare e sempre meno vincolanti.
È esattamente il meccanismo del fumo negli occhi: un provvedimento a costo zero, facile da annunciare, capace di generare titoli di giornale e di dare l’impressione di un ministero attivo sul fronte del benessere degli studenti, mentre i nodi che richiederebbero investimenti reali — stipendi, organici, edifici — restano, di nota in nota, sempre uguali a loro stessi.
Tre note in poco più di due anni, sullo stesso identico argomento, firmate dallo stesso ministro, rivolte alle stesse scuole: è difficile immaginare una prova più chiara del fatto che il problema non sia mai stato il contenuto della richiesta.
Un dirigente scolastico d’Italia che continua a scrivere la stessa istruzione ogni anno, senza mai rafforzare l’ascolto ed il confronto con la comunità educante, sta scegliendo la strada della sterile propaganda perché non vuole affrontare le altre urgenze della scuola pubblica, ben più costose da affrontare, e che per questo restano fuori da ogni titolo di giornale.
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L’ articolo pone giustamente in risalto che il Ministro persegue la politica dei “distrattori sociali” per distogliere l’ attenzione dell’ opinione pubblica dai problemi importanti e strutturali che interessano la scuola.