A Reggio Calabria si è votato per le suppletive alla Camera, collegio lasciato libero dal neosindaco Cannizzaro: ha vinto il centrodestra con Fabio Roscioli, Forza Italia, al 51%. Ma il vero risultato della consultazione non è nel nome del vincitore: l’affluenza finale si è fermata al 22,34%, meno della metà del 49,40% registrato quattro anni fa. A Platì ha votato appena il 4,35% degli aventi diritto; il picco più alto, a Laganadi, non è andato oltre il 53%.
C’era anche un test politico nazionale, in questo voto: la prima uscita elettorale in assoluto di Futuro Nazionale, il partito di Vannacci. L’11% raccolto dal suo candidato viene liquidato da più parti come un debutto senza il botto promesso – quella “nuova Sassonia” evocata alla vigilia e mai arrivata – mentre Occhiuto si concede la battuta facile sui social. Resta il fatto che un partito nato da pochi mesi, al primo voto reale, prende un elettore su dieci tra chi si è presentato alle urne: non proprio un flop, a guardarlo senza il filtro delle aspettative gonfiate.
Il dato che tutti commentano meno, però, è l’unico che dovrebbe preoccupare sul serio: tre elettori su quattro hanno scelto di non scegliere affatto. Si discute di soglie al 42%, di premi di maggioranza, di chi arriverà a governare con quali numeri – e intanto la base stessa su cui si misurano queste percentuali si restringe di elezione in elezione. A cosa serve ottimizzare la distribuzione dei seggi, se la platea che li assegna è ormai minoritaria rispetto a chi ha smesso di presentarsi?
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