Valditara e il registro elettronico: l’ha fatto ancora!
Per la quarta volta consecutiva Giuseppe Valditara ha usato il registro elettronico – lo strumento con cui le scuole comunicano voti e assenze – per scavalcare i dirigenti scolastici e scrivere direttamente alle famiglie, senza consenso degli istituti. Prima erano stati spot pubblicitari e giochi veicolati sulla piattaforma, poi una lettera sul “Piano estate”, poi un’informativa sui corsi Indire su rispetto ed empatia.
Questa volta l’oggetto è la legge 104/2026, che introduce il consenso informato preventivo per le attività di educazione alla sessualità e all’affettività: scuole tenute a un preavviso di sette giorni e a fornire curricula dettagliati degli esperti coinvolti, genitori con diritto di dare o negare l’assenso scritto entro giugno.
La Flc Cgil, il sindacato di categoria, non usa mezzi termini: appare “del tutto fuori luogo” che il ministro scavalchi i canali istituzionali – sito del Mim, piattaforma Unica – per rivolgersi ai genitori come se ogni scuola d’Italia rispondesse a lui personalmente. Ma il problema non è solo di metodo: nel merito, la norma attribuisce alle famiglie una sorta di diritto di veto sui percorsi formativi, complicando la gestione degli istituti e ostacolando, di fatto, il diritto universale all’istruzione.
Il paradosso è che un ministro ossessionato dall’autonomia scolastica quando si tratta di respingere le critiche, la calpesta sistematicamente ogni volta che gli conviene bypassarla – non è la prima volta che lo scrivo, il preside di tutte le scuole d’Italia non è un ruolo previsto da nessun organigramma.
Il registro elettronico non è un megafono personale del ministero: è uno strumento che appartiene alle scuole. Qualcuno, prima o poi, glielo spiegherà?
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