Il 15 settembre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato l’arrivo di una nuova circolare, “più stringente” rispetto a quella già inviata lo scorso anno, sulle modalità con cui i docenti assegnano compiti e programmano le verifiche. Parlando con Skuola.net, il ministro è stato netto: “non si possono assegnare i compiti alle 20 di sera per la mattina dopo, i compiti devono essere assegnati sul diario cartaceo”. Ha aggiunto l’invito, anch’esso da ribadire con più fermezza, a non concentrare interrogazioni e verifiche nello stesso giorno. E ha chiuso con una frase che meriterebbe da sola un commento a parte: “le circolari vanno rispettate”.
Il provvedimento in arrivo, secondo le ricostruzioni di stampa, non introduce un divieto sul registro elettronico — che il ministero considera ancora centrale nella comunicazione fra scuola e famiglia — ma ne regola gli orari e il canale: niente più compiti caricati in tarda serata per il giorno successivo, e un ritorno al diario cartaceo, soprattutto nel primo ciclo di istruzione, per l’annotazione dei lavori da svolgere a casa. Sul fronte delle verifiche, si chiede ai docenti di distribuire compiti e prove nell’arco della settimana, coordinandosi con i colleghi per evitare che più interrogazioni impegnative cadano lo stesso giorno.
Cosa dice, esattamente, la nuova circolare
Non è la prima volta che il ministero interviene su questo terreno: già la circolare MIM n. 2443 del 28 aprile 2025 conteneva indicazioni simili, evidentemente non recepite in modo uniforme da tutti gli istituti — da qui la scelta di un testo “più stringente”. L’annuncio arriva peraltro dentro un pacchetto più ampio di dichiarazioni rilasciate in occasione dell’inaugurazione di un nuovo istituto tecnico in provincia di Savona: il ministro ha espresso soddisfazione per lo stop ai cellulari in classe, ha confermato il progetto “AscoltaMI” (cinque sedute gratuite di supporto psicologico online per gli studenti di terza media e del primo biennio delle superiori) e ha escluso qualunque modifica alla Maturità 2027, definendo quella dello scorso anno “una riforma strutturale”.
L’ennesima ingerenza, non la prima
Preso da solo, l’annuncio potrebbe sembrare un dettaglio organizzativo minore, quasi di buon senso. Ma va letto dentro una serie che questo blog documenta da mesi, e che comincia a delineare un metodo di governo della scuola coerente e riconoscibile: quello di normare per circolare ministeriale decisioni che, nella tradizione della nostra autonomia scolastica, spettano al collegio docenti o al singolo insegnante nell’esercizio della propria libertà didattica.
Ne scrivevo già a proposito di Valditara, il Dirigente Scolastico d’Italia, quando il ministro scrisse direttamente alle famiglie scavalcando i dirigenti scolastici, e a proposito del contraddittorio impossibile, la circolare che impose la par condicio negli eventi scolastici trasformando ogni conferenza potenzialmente scomoda in un adempimento da bilanciare a priori. Il copione, ogni volta, è lo stesso: un problema reale (il possibile carico eccessivo di compiti, il possibile rischio di eventi scolastici sbilanciati, la possibile comunicazione poco trasparente con le famiglie) viene affrontato non rafforzando gli strumenti collegiali già esistenti, ma scavalcandoli con un atto ministeriale che si rivolge direttamente ai singoli docenti, nei dettagli più minuti della loro pratica quotidiana: a che ora scrivere un compito, su quale supporto annotarlo, con quale collega coordinarsi per una verifica. È la stessa “ossessione silenziosa” di cui scrivevo mesi fa a proposito de la scuola come smistatore sociale: un filo conduttore che attraversa riforme apparentemente distanti fra loro — dai canali di istruzione tecnica ai dettagli organizzativi più minuti — ma che condividono la stessa convinzione mai dichiarata esplicitamente: che la scuola italiana vada guidata per decreto, non accompagnata nella propria autonomia.
Il paradosso della carta contro l’intelligenza artificiale
C’è un secondo elemento, meno notato ma altrettanto rivelatore, in questo stesso pacchetto di annunci. Valditara ha motivato il ritorno al diario cartaceo con una frase che riporto per intero: bisogna “rivalutare carta, libro e penna, perché dobbiamo rivalutare l’intelligenza umana nell’era dell’Intelligenza Artificiale”. Nello stesso giorno, però, il ministero ha confermato circa 200 milioni di euro destinati proprio all’intelligenza artificiale nella scuola: formazione dei docenti e, soprattutto, “estensione degli assistenti virtuali per personalizzare la didattica”.
È una contraddizione che meriterebbe più attenzione di quanta ne abbia ricevuta: nello stesso comunicato convivono la retorica della penna come argine contro l’automazione e il finanziamento pubblico per estendere proprio quegli assistenti automatizzati nella didattica quotidiana. Come scrivevo pochi giorni fa a proposito di chi vuole rallentare l’intelligenza artificiale, il problema con questi annunci non è mai la direzione — più o meno digitale, più o meno cartacea — ma chi decide, con quale competenza e con quale coerenza complessiva: qui la coerenza sembra mancare fin dalla stessa conferenza stampa.
L’autonomia scolastica e la professionalità docente
Il punto di fondo, però, resta un altro, ed è quello che il ministro sintetizza involontariamente bene con la propria frase più significativa: “le circolari vanno rispettate”. Non “le circolari vanno discusse con chi insegna”, non “le circolari nascono da un confronto con i collegi docenti”: vanno rispettate, punto. È esattamente il rovescio di cosa dovrebbe essere l’autonomia scolastica prevista dalla legge 59 del 1997 e dal successivo regolamento: la capacità di ogni istituto, attraverso i propri organi collegiali, di darsi regole organizzative coerenti con il proprio contesto — orari, distribuzione dei carichi di lavoro, modalità di comunicazione con le famiglie — senza bisogno di un decreto identico per ogni scuola d’Italia, dalle elementari di montagna ai licei di città.
Il possibile carico eccessivo di compiti e le verifiche incastrate nello stesso giorno sono problemi reali, che moltissimi collegi docenti già affrontano da soli, con regolamenti interni negoziati collegialmente proprio per evitare quello che il ministro lamenta: un piano annuale delle verifiche concordato a inizio anno, un tetto orario ai compiti calibrato per fascia d’età, un calendario condiviso fra i consigli di classe. Sono esattamente gli strumenti che una circolare ministeriale uniforme non può replicare, perché ogni scuola ha esigenze, orari e composizione delle classi diversi: un regolamento pensato collegialmente da chi conosce gli studenti in aula funziona meglio di una norma identica applicata dall’alto a settemila istituti diversi. Trasformarli in un ennesimo obbligo calato dall’alto, con la minaccia implicita del mancato rispetto, non risolve il problema alla radice — la reale autonomia organizzativa di ogni scuola resta compressa — e finisce per trattare l’intero corpo docente italiano come un soggetto che va istruito fin nei dettagli più minuti della propria pratica quotidiana, incapace di darsi da sé le regole più elementari del proprio mestiere.
Non c’è nulla di sbagliato, in linea di principio, nel voler proteggere gli studenti da un carico di lavoro insostenibile o da settimane di verifiche mal distribuite: sono preoccupazioni che qualunque insegnante condivide. Il problema è il metodo, ripetuto ormai con una costanza che evidenzia un tratto distintivo di questo ministero: ogni volta che emerge un problema reale, la risposta non è mai rafforzare gli strumenti di autogoverno della scuola — i collegi docenti, la contrattazione d’istituto, il confronto sindacale — ma un’ennesima circolare che si rivolge direttamente al singolo insegnante, negli aspetti più minuti del proprio lavoro quotidiano, ribadendo che va rispettata e basta. Una scuola adulta, capace di autonomia reale, sa risolvere da sé il problema dei compiti assegnati a tarda sera. Continuare a normarlo da Roma, circolare dopo circolare, dice più sulla sfiducia nella professionalità docente che sulla reale urgenza pedagogica del problema.
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