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C'è una bella parola, "contraddittorio": evoca tribunali illuminati, dibattiti ateniesi, Socrate che passeggia e interroga; evoca il meglio della tradizione democratica occidentale. Poi la si applica alle gite scolastiche, agli eventi del liceo, alle conferenze degli studenti e, improvvisamente, quella parola nobile si trasforma in qualcosa di molto più complicato da gestire. Novembre 2025: il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara emette una circolare che impone la par condicio nelle…

mondoscuola 5 minuti di lettura

C’è una bella parola, “contraddittorio”: evoca tribunali illuminati, dibattiti ateniesi, Socrate che passeggia e interroga; evoca il meglio della tradizione democratica occidentale. Poi la si applica alle gite scolastiche, agli eventi del liceo, alle conferenze degli studenti e, improvvisamente, quella parola nobile si trasforma in qualcosa di molto più complicato da gestire.

Novembre 2025: il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara emette una circolare che impone la par condicio nelle manifestazioni ed eventi pubblici organizzati nelle scuole. Il documento sottolinea l’importanza che tali eventi siano «caratterizzati dalla presenza di ospiti ed esperti di specifica competenza ed autorevolezza» e che «le istituzioni scolastiche operino in modo da assicurare il pieno rispetto dei principi del pluralismo e della libertà di opinione». Tutto giusto, sulla carta. Però …

Per parlare della Global Sumud Flotilla bisogna invitare i soldati dell’IDF che l’hanno assaltata?

— Rete degli Studenti Medi

Il caso che ha innescato tutto è emblematico: al liceo romano “Righi” doveva tenersi un convegno su Gaza, con la partecipazione di un esponente della Global Sumud Flotilla. Cancellato a ore dall’inizio perché — ha fatto notare il deputato leghista Rossano Sasso — mancava il contraddittorio. Dopo la cancellazione, il liceo è stato occupato. Poi è arrivata la circolare. Poi, a marzo 2026, Valditara ha richiesto agli Uffici Scolastici Regionali persino un’«attenta verifica» delle segnalazioni di dibattiti scolastici sul referendum sulla Giustizia avvenuti «in assenza di contraddittorio».

La domanda che molti si sono posti — con una certa ironia non priva di amarezza — è semplice: il principio è giusto, ma è sempre applicabile?

Nella realtà il principio crea qualche grattacapo. La deputata di AVS Elisabetta Piccolotti ha già sollevato il caso del liceo “Benedetti” di Venezia: si discuteva di mafia. Per garantire il contraddittorio, chi andava invitato? Un mafioso? Un rappresentante di Cosa Nostra con tanto di curriculum vitae e «comprovata competenza»?

Proviamo qualche esempio fantasioso …

Eliocentrismo

Una classe quinta liceo scientifico organizza una lectio magistralis sull’eliocentrismo. Per garantire il contraddittorio si invita un rappresentante della teoria geocentrica. Problema: l’ultimo geocentrista accademicamente accreditato è morto nel 1633. Era Galileo stesso che lo citava come avversario. Il contraddittorio manca. La conferenza è annullata.

Olocausto

Una scuola media organizza un incontro con un sopravvissuto ai campi di concentramento. Circolare alla mano, occorre garantire «il pluralismo». Chi fornisce il contraddittorio? Un negazionista «di comprovata competenza»? Il Ministero tace. La Dirigente manda tre email. Nessuna risposta.

Cambiamenti climatici

Ospite al liceo una ricercatrice del CNR sui cambiamenti climatici. Per il contraddittorio si cerca un climatologo negazionista «autorevole». Ne esistono circa due, entrambi finanziati da fondazioni petrolifere americane, nessuno disponibile per un venerdì pomeriggio. La conferenza slitta di sei mesi. Nel frattempo il Po è asciutto e i ghiacciai si sciolgono.

Lezione di fisica quantistica

Il professore di fisica spiega l’esistenza degli elettroni. Per il contraddittorio occorre qualcuno che sostenga che gli elettroni non esistono. Viene contattato il “cugggino” di un qualunque genitore, insegnante, dirigente, che «non ci ha mai creduto davvero». Presenza confermata. Il pluralismo è salvo.

Il referendum (questo è reale)

Marzo 2026. A una settimana dal voto referendario sulla Giustizia, il Ministero ordina verifiche nelle scuole dove si sono tenute conferenze «sbilanciate». Valditara dichiara: «Non vedo perché scuole pagate dai contribuenti non debbano attenersi al fatto che se ci sono le ragioni del No, ci debbano essere anche le ragioni del Sì». Un principio corretto. Ma il tempismo — una settimana dal voto, su un referendum caro al governo Meloni — è significativamente suggestivo.

Il paradosso del pensiero critico – C’è una critica più profonda, che va oltre l’ironia. Credere che basti mettere a confronto due posizioni opposte perché gli studenti sviluppino capacità critiche significa, da un lato, sminuire il lavoro educativo degli insegnanti e, dall’altro, ignorare che non tutti gli studenti dispongono delle stesse risorse per decodificare le informazioni. Il ruolo del professore non è quello di un moderatore neutrale che distribuisce parola a caso.

E poi c’è il problema fondamentale: il contraddittorio presuppone che esistano sempre due posizioni legittime e simmetriche. Ma su molte questioni — scientifiche, storiche, etiche — non è così. La Terra è rotonda. L’Olocausto è avvenuto. Il cambiamento climatico è in corso. Presentare queste come questioni su cui esiste un legittimo “contraddittorio accademico” non è pluralismo: è relativismo epistemico, che in aula fa danni seri.

Il problema della circolare non è il principio del pluralismo, che in sé è sacrosanto, il problema è chi ne è l’arbitro. Se è il Ministero a stabilire quando un dibattito è “bilanciato” — come è accaduto nel caso “Righi”, dove è bastata una segnalazione di un deputato di maggioranza per far saltare un convegno — allora il bilanciamento dipende dall’orientamento di chi governa. E quel bilanciamento tende, per una straordinaria coincidenza, a somigliare sempre un po’ alle posizioni della coalizione di governo.

L’opposizione ha notato come la circolare sia arrivata subito dopo il caso Righi — un convegno critico verso Israele — e come le “verifiche” siano scattate su un referendum caro al governo. Coincidenze, senza dubbio. Nel frattempo, gli insegnanti si ritrovano a dover valutare, prima di ogni conferenza, se il relatore invitato richiede un “contro-relatore”. Un onere burocratico nuovo, un rischio nuovo, un’autocensura nuova che — quella sì — non ha bisogno di contraddittorio per attecchire.

Il contraddittorio è un valore, nessuno lo nega, ma un valore applicato male, selettivamente, con tempistiche sospette e senza criteri chiari, rischia di diventare il suo contrario: uno strumento di controllo mascherato da principio liberale.

Sarebbe bello, per cambiare, che anche le circolari ministeriali avessero il loro contraddittorio prima di essere emanate.

Nel frattempo, se volete organizzare una conferenza sulla Shoah nella vostra scuola, cominciate a cercare il relatore del contraddittorio con qualche mese di anticipo. Non si sa mai.


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