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L'ha fatto di nuovo: ha scritto direttamente alle famiglie all'insaputa dei dirigenti scolastici. Questo tipo di disintermediazione sa tanto di propaganda

mondoscuola 5 minuti di lettura

C’è una novità nell’organizzazione del sistema scolastico italiano, non prevista da nessuna norma, non annunciata in nessuna circolare ufficiale, ma in via di consolidamento nella prassi con una certa coerenza: il Ministro Giuseppe Valditara ha deciso di fare il dirigente scolastico. Non di una sola istituzione scolastica, ma di tutte le scuole d’Italia. Contemporaneamente.

Lo fa nel modo più palese possibile: scrivendo direttamente alle famiglie e agli studenti, attingendo ai dati contenuti nei registri elettronici, quei sistemi privati che le scuole pagano per gestire presenze, voti e comunicazioni interne, senza passare dai dirigenti scolastici, senza neppure avvisarli, senza che abbiano modo di contestualizzare, integrare o anche solo sapere cosa sta arrivando nelle caselle dei loro genitori.

È un gesto di straordinaria efficienza amministrativa, perché elimina ogni intermediazione, ogni passaggio intermedio — il dirigente, il consiglio d’istituto, le circolari. Valditara, il Ministro del MIM, si rivolge direttamente alle persone che l’interessano.

Il problema della disintermediazione, spiegato semplicemente – C’è un termine tecnico per quello che sta facendo il Ministro: disintermediazione. Significa eliminare i passaggi intermedi tra chi produce un messaggio e chi lo riceve. Nel commercio online funziona benissimo: Amazon ha disintermediato i negozianti, Booking ha disintermediato le agenzie di viaggio, Spotify ha disintermediato i negozi di dischi. Tutto molto efficiente, tutto molto comodo.

Applicato alla scuola pubblica, però, il meccanismo produce qualcosa di diverso, perché quei passaggi intermedi che il Ministro aggira non sono sprechi burocratici: sono istituzioni. Il dirigente scolastico non è un filtro fastidioso tra il Ministero e le famiglie, è il responsabile legale dell’istituto, il garante dell’autonomia scolastica, il soggetto che conosce il contesto specifico di quella scuola, di quella comunità, di quel territorio. Scavalcarlo non è semplificazione, ma è un cortocircuito istituzionale.

Quando Valditara scrive alle famiglie per promuovere il Piano Estate, o per annunciare questa o quella iniziativa ministeriale, non sta comunicando: sta governando l’istituzione scolastica dall’esterno, bypassando chi quella istituzione la dirige ogni giorno. È come se il sindaco di una grande città decidesse di scrivere direttamente ai dipendenti comunali, saltando i dirigenti degli uffici, per comunicare le priorità politiche dell’amministrazione. Qualcuno lo chiamerebbe visione. Qualcun altro lo chiamerebbe caos.

Il registro elettronico, nuovo strumento di consenso – C’è poi una questione che merita di essere approfondita: i dati dei registri elettronici non appartengono al Ministero, ma appartengono alle scuole, che li affidano a gestori privati — Classeviva, Axios, Argo e simili — sulla base di contratti precisi. Usare queste piattaforme per veicolare comunicazioni ministeriali non concordate significa che qualcuno, da qualche parte, ha deciso che quei dati potevano essere messi a disposizione di un fine diverso da quello per cui erano stati raccolti. Ma c’è dell’altro…

Il Ministro e il suo elettorato – Valditara non sta solo comunicando politiche scolastiche: sta costruendo una relazione. Una relazione diretta tra sé — come figura, come volto, come brand politico — e le famiglie italiane. Quelle stesse famiglie che tra qualche anno, o qualche mese, saranno chiamate a esprimere una preferenza elettorale.

Il registro elettronico è, in questo senso, uno strumento straordinario: raggiunge famiglie che non leggono i comunicati ministeriali, che non seguono i siti sindacali, che non sono iscritte a nessuna newsletter politica, Famiglie che ricevono una comunicazione con il logo del Ministero, con tono autorevole e rassicurante, direttamente sulla stessa app dove controllano i voti dei loro figli. La prossimità è totale. Il confine tra informazione istituzionale e comunicazione politica, invece, è quanto mai sfumato.

Non è una novità assoluta, beninteso. La storia della comunicazione politica moderna è piena di tentativi di bypassare i corpi intermedi per parlare direttamente al popolo: c’è sempre un momento in cui qualcuno scopre che i partiti, i sindacati, le associazioni, le istituzioni locali sono “troppo lenti”, “troppo ideologici”, “troppo distanti dalla gente”. E c’è sempre qualcuno che propugna una strada più semplice, quella di contattare direttamente le persone. Il problema è che quei corpi intermedi, per quanto imperfetti e a volte ingombranti, sono la struttura portante della democrazia rappresentativa, lo spazio in cui i cittadini non sono solo destinatari di messaggi, ma soggetti che elaborano, discutono, contestano. Quando li elimini, non ottieni una democrazia più efficiente: ottieni un pubblico più docile.

Cosa rimane ai dirigenti scolastici – Ai dirigenti scolastici rimane, per ora, il compito di scoprire a posteriori cosa il Ministero ha comunicato ai loro genitori. Di rispondere alle domande delle famiglie su iniziative di cui non sapevano nulla. Di gestire le aspettative create da messaggi che non hanno potuto contestualizzare né, se necessario, correggere. È un ruolo nuovo, tutto sommato: non più figure di riferimento dell’istituzione scolastica, ma destinatari secondari di comunicazioni che li riguardano; non più interlocutori del Ministero, ma terminali di un flusso informativo che passa sopra le loro teste.

Probabilmente per il Ministro Valditara non è un problema, anzi è una forma di progresso: meno intermediari, più efficienza, più prossimità con i cittadini. Peccato che quella prossimità, nel caso specifico, somigli molto a qualcosa d’altro: propaganda.


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