Il 19 ottobre il Sole 24 Ore, dando conto del rapporto Eurydice, ha scritto che i dirigenti scolastici italiani sono fra i meglio pagati d’Europa mentre i docenti restano indietro: in molti Paesi un preside guadagna il doppio di un insegnante, in Italia quasi il triplo. Il Fatto del giorno prima aveva la cifra, circa 100mila contro 35mila e un rapporto di 2,9, primo posto per divario, e indicava fra le cause le indennità, che spettano ai dirigenti e non ai docenti: titolo ghiotto, se non fosse che quei 100mila sono standard di potere d’acquisto, non euro in busta paga.
Ci sono alcune considerazioni da fare: in media i dirigenti prendono meno dei colleghi di altre dirigenze pubbliche, dall’Ispra al Cnr, e il rapporto è alto soprattutto perché i docenti guadagnano poco. Il paradosso ha dunque due versioni, più pagati d’Europa e meno pagati d’Italia, entrambe vere e tutte e due sui presidi.
Analizziamo il denominatore. Per l’Ocse i docenti italiani guadagnano il 36% in meno degli altri laureati nell’infanzia e il 33% in meno nella secondaria di primo grado, e la FLC CGIL sottolinea che i loro stipendi restano agli ultimi posti in Europa. Il contratto valeva 143 euro lordi al mese nel titolo, ma un po’ più di 130 nel testo, da cui sottrarre l’indennità di vacanza contrattuale già incassata: il terzo rinnovo in due anni e mezzo, e il divario resta quello.
Né basta correggere a favore di una categoria: è ingiusto concedere aumenti a singoli profili quando il personale Ata, nello stesso racconto del Sole, si ferma a 107 euro lordi al mese e a 110 di una tantum, perché la scuola non è un’addizione di categorie ma una comunità in cui chi insegna, chi dirige, chi tiene la segreteria e chi apre i cancelli tengono in piedi la stessa scuola.
Serve un investimento serio, strutturale e per tutti, dai collaboratori scolastici ai docenti, che adegui i salari al costo della vita e al ruolo sociale di chi tiene aperta la scuola: il resto sono ritocchi, e i ritocchi non fanno una politica.
Un rapporto di 2,9 non dimostra che i presidi guadagnino troppo: misura quanto poco guadagna chi insegna. Per ridurlo si può abbassare il numeratore o alzare il denominatore, e a giudicare dai contratti nessuno ha intenzione di provare con il secondo.
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