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Bolsonaro avanti al primo turno, Sánchez convoca il voto il 29 novembre con la destra in vantaggio. Onda inevitabile o partita aperta?

in breve 2 minuti di lettura

In Brasile Flávio Bolsonaro ha vinto a sorpresa il primo turno con il 47,03% contro il 45,16% di Lula, che i sondaggi davano avanti: il 25 ottobre il figlio dell’ex presidente, condannato a 27 anni per il tentato golpe del 2022, va al ballottaggio da favorito. La destra ha preso 15 governatorati già al primo turno, il Senato vira dalla sua parte, la Borsa festeggia con un +8%, e Flávio promette di rinnovare la Corte suprema annunciando che “la fine dell’era del Partito dei lavoratori è vicina”. Lula, però, ha perso le periferie urbane e Minas Gerais, e il suo avversario può contare sul 7,8% dei voti dei candidati di destra esclusi.

Il giorno dopo Sánchez ha convocato elezioni anticipate in Spagna per il 29 novembre, dopo che Pp, Vox e Junts hanno bocciato insieme i decreti sulla crisi abitativa. I sondaggi sono severi: il Pp in testa, il Psoe intorno al 28%, Vox al 18% trainata dai giovani maschi, e il divario tra i due blocchi passato dagli 8 punti del 2023 ai 18 di fine settembre. Secondo Reuters il Pp avrebbe bisogno di Vox per governare, e sarebbe la prima volta di un partito di estrema destra al governo dalla morte di Franco. Sánchez chiede agli spagnoli se vogliono unirsi all'”ondata di estrema destra” o dare al Paese una maggioranza progressista più ampia: è la terza volta che scommette sul voto anticipato, e le altre due ha rimontato.

Un altro pericolo destro? Sì, ma non è una fatalità meteorologica. Il filo è materiale: in Brasile la sinistra perde dove vive chi non arriva a fine mese, in Spagna il governo si gioca la campagna sull’affitto proprio perché la destra gli ha bloccato la casa. Dove la sinistra smette di parlare di reddito e di condizioni di vita, la destra incassa; dove ci combatte, può ancora competere. Da noi la destra si contende Vannacci mentre la sinistra litiga, come scrivevo il 4 settembre, e intanto tratta le istituzioni come un cortile di casa. La domanda non è se arriverà l’onda, ma chi, prima del 2027, avrà scelto di giocare la partita sul terreno sociale.


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