Dal 21 settembre, partita dal liceo Saint-Exupéry di Créteil, la protesta dei liceali francesi è arrivata il 1° ottobre a coinvolgere 1.027 istituti su circa 3.700 (222 bloccati del tutto, dati del ministero dell’Interno) e una trentina di campus universitari.
Le richieste sono concrete quasi fino all’imbarazzo: sostituire i docenti assenti, ridurre classi da 35 alunni, riparare edifici fatiscenti, superare Parcoursup; il governo, dice una sedicenne, ha “milioni per le custodie anti-telefono” ma non per il riscaldamento. Gli insegnanti scioperano con loro contro il bilancio 2027 di Lecornu: stipendi pubblici congelati per il quarto anno e nuove quote d’iscrizione per Bts e classi preparatorie.
La risposta è d’ordine pubblico: circa 400 licei chiusi e passati alla didattica a distanza, cortei vietati davanti alle scuole, quasi 2.000 fermi il 1° ottobre secondo le autorità, l’annuncio che i danni li pagheranno i genitori. Va detto che ci sono stati incendi, l’ingresso di un liceo distrutto a Nantes, presidi aggrediti e oltre trecento agenti feriti secondo il ministro Nuñez, e che molti studenti stessi prendono le distanze dai danneggiamenti. Ma chiudere le scuole per impedire agli studenti di protestare contro lo stato delle scuole è un cortocircuito da Stato securitario, e infatti l’organismo di controllo della polizia ha già aperto tre inchieste sui liceali feriti.
Da noi i problemi sono gli stessi – Ilaria Salis parla di scuole che cadono a pezzi, classi sovraffollate, personale sottopagato – ma la risposta è un’altra: tetto del 30% ai neoarrivati stranieri in classe e multe ai genitori per il velo integrale, la stessa grammatica securitaria spostata dalle piazze alle aule. E il malcontento è frammentato: tre scioperi in ottobre, tre venerdì, sigle minori sempre diverse, mentre la Rete degli studenti rilancia “soldi alle scuole, non alle armi” con date al 17 ottobre e al 20 novembre.
Rischio di rivolta sociale? Gli ingredienti ci sono: il 6 ottobre studenti, docenti, Cgt e Solidaires scendono insieme, il bilancio congela i salari, e siamo a un anno da Bloquons tout. Dipenderà da come il governo tratterà una rivendicazione sociale: se come un problema di polizia, è il modo più sicuro per trasformare i blocchi in una rivolta. Quanto regge uno Stato che risponde con gli agenti a chi gli chiede un insegnante in più?
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La storia del mondo dell’ istruzione francese, dalla fine della Seconda Guerra mondiale ad oggi, annovera molti momenti di protesta della popolazione studentesca unita al corpo docenti, segno tangibile di una presa di coscienza del loro ruolo e della loro identità nella società. Purtroppo, “amaro” da dover ammettere…per trovare una similitudine nel mondo scolastico italiano…bisogna risalire agli anni ’70 del novecento! Occorrerebbe fare qualche riflessione..
Molto amaro da ammettere