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Un italiano su due vede in Siher un pericolo, ma la giudice ha letto le carte: giustizia per sondaggio e garantismo valido solo per gli alleati.

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Un sondaggio online del 27-29 ottobre su 2.700 intervistati divide il Paese a metà: il 50,1% considera Youssef Siher pericoloso, il 47,4% ne ridimensiona il ruolo. Non è una sentenza e nemmeno una misura della colpa: la risposta più scelta, il 34,2%, unisce il giudizio su una persona a una tesi politica su sinistra e Islam, e a un quesito così composito si risponde con l’appartenenza, non con le carte.

Le carte le ha lette la giudice: l’ordinanza di 37 pagine interpreta i messaggi come critica anche dura e disobbedienza civile, non come istigazione, esclude i gravi indizi e la finalità di terrorismo e giudica non provato il pericolo di fuga.
Non è un’assoluzione, perché le indagini proseguono e la Procura può impugnare. Meloni ha definito la decisione vergognosa e ha attribuito a Siher la pagina Telegram che incitava ai cortei, ma il gruppo Telegram è nato alle 19:58 del 18 ottobre, a disordini già avvenuti, e del manuale ritrovato nel computer erano state pubblicate soltanto quattro pagine, soprattutto su come organizzare e proteggere i manifestanti.

La Procura aveva letto gli stessi messaggi come un progetto di sommossa con l’aggravante terroristica, e contestava un reato nuovo, la violenza organizzata in manifestazioni pubbliche, introdotto dal decreto approvato il 20 ottobre. Tra l’ipotesi dell’accusa e la misura cautelare esiste un giudice proprio perché qualcuno guardi le prove; un sondaggio, che non le guarda, ne fa a meno, e costa meno. Il governo che aveva convocato un referendum per rendere i giudici più autonomi dai pm, osserva un’analisi sul capro espiatorio, ha definito vergognosa la decisione di una giudice che dal pm si è mostrata autonoma.

Il Csm ha chiesto una pratica a tutela della giudice e i magistrati di Milano denunciano attacchi sessisti contro di lei e una collega, mentre il garantismo di maggioranza, come ricorda un commento, ha lasciato per altri tredici mesi al suo posto un sottosegretario condannato in primo grado, e come scrivevo la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere su Almasri e l’uso delle chat di Delmastro.

Per gli alleati il garantismo vale sempre, per gli altri fino al prossimo sondaggio.

nota bibliografia ed altri approfondimenti

Fonti esterne. I tre testi indicati nella richiesta sono stati letti così: il fact-checking di Pagella Politica e il commento di Left integralmente; il sondaggio di Termometro Politico si basa su di StrettoWeb (campione 2.700, rilevazione 27-29 ottobre, 50,1% per la pericolosità, 47,4% per il ridimensionamento) e su una ripresa di una pagina che rilancia il dato del 34%. Per la decisione della giudice e le reazioni ho usato le agenzie: l’ordinanza, le parole di Meloni e la replica dell’ANM, la pratica a tutela del Csm e la denuncia degli attacchi sessisti; del commento del Manifesto ho preso solo il sommario. Da Substack ho usato Appunti (la politica del capro espiatorio) e MicroMega (la torsione autoritaria dello Stato).

Fonti interne. Il richiamo richiesto è a Le sbarre ai ragazzi, lo scudo ai ministri (23 ottobre), da cui vengono il diniego dell’autorizzazione a procedere su Almasri e quello sull’uso delle chat di Delmastro. Il pezzo parla di immunità e non di garantismo in senso stretto: il nesso con le garanzie a geometria variabile è mio.


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