Socialismo nel XXI secolo: per Fraser il capitalismo non finisce ai cancelli della fabbrica

Nancy Fraser allarga il capitalismo a cura, natura e beni pubblici: perché il socialismo del XXI secolo non può fermarsi alla fabbrica e al salario.
Nancy Fraser, in una conferenza romana dell’ottobre 2019 diventata libro, parte da una constatazione scomoda: la parola socialismo è tornata in uso senza una riflessione sul suo significato.
La risposta passa dal capitalismo. Nella versione stretta, cara a economisti e a parte del marxismo, è un sistema di proprietà privata, mercato, lavoro salariato e profitto; ingiusto perché sfrutta il pluslavoro; irrazionale perché va in crisi; antidemocratico perché in fabbrica si obbedisce. Nella versione larga è un ordine sociale istituzionalizzato, che regge su quattro condizioni non economiche: il lavoro di cura non retribuito, la ricchezza sottratta a popolazioni razzializzate, la natura a basso costo, i beni pubblici.

Ne discendono separazioni che il capitale pretende e consuma: produzione e riproduzione, economia e politica, umano e natura. Il capitale attinge a ciò che sta fuori dal mercato senza restituirlo e ne escono crisi della cura, dell’ambiente e della politica. Il deficit democratico è anche l’esclusione preventiva delle questioni che contano dalla decisione collettiva.
Il socialismo non può ridursi a cambiare il proprietario della fabbrica; deve ridefinire i rapporti tra economia e condizioni di possibilità su tre terreni: i confini istituzionali, il plusvalore sociale, il ruolo dei mercati.
Il principio è rovesciare le priorità: cura, ecologia e autogoverno prima di efficienza e crescita, con un mercato ridotto a scambio.
Resta da capire quanto regga l’insieme e le riserve vengono da chi apprezza queste tesi: c’è chi trova il quadro troppo compatto, perché il lavoro di cura gratuito si potrebbe superare senza eliminare il capitalismo, e chi rimprovera troppo peso all’economia e poca attenzione al lavoro come diritto.
Il conflitto sul salario resta necessario e non basta: una sinistra che guarda solo dentro i cancelli trascura l’ordine che li rende possibili. Resta il problema pratico che, dopo la riunione sull’abolizione del lavoro non retribuito, i piatti li lava ancora qualcuno, di solito la stessa persona.
p.s. Per chi lavora nella scuola la tesi è fin troppo concreta, perché la riproduzione sociale comprende la cura, l’istruzione e la sanità: una scuola che manda i poveri a lavorare prima è riproduzione piegata alla produzione, e la parte economica del contratto scuola 2025-27 sta nel perimetro stretto della busta paga, dove il sindacato sa muoversi; il perimetro largo resta fuori dal tavolo.
Scopri di più da la mia pagina personale
Scrivo quando c’è qualcosa da dire su scuola, lavoro e democrazia. La newsletter arriva in posta, senza che un algoritmo decida cosa mostrare: niente pubblicità, disiscrizione con un clic.