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Le sbarre ai ragazzi, lo scudo ai ministri

nordio
Categoria in breve
Pubblicato il 23 Ottobre 2026
Autore massideconca
Tempo di lettura 4 minuti

Il 22 ottobre Carlo Nordio, intervistato a Start su Sky TG24 dopo la riunione al ministero sul sovraffollamento degli istituti minorili, ha detto che ci sono momenti in cui è purtroppo necessario mandare dietro le sbarre i minori violenti, ha osservato che una serie di arresti massicci di minorenni non si era mai vista e ha ammesso che il sistema carcerario minorile è in sofferenza. La sua risposta consiste nell’ampliare i posti con i pochi fondi disponibili e nel valutare di destinare ai minori settori delle carceri per adulti.

Nordio non ha parlato di tutti gli adolescenti ma dei minori violenti, e l’idea che finiscano tutti in cella è un’estrapolazione; i numeri, però, non coincidono. ANSA riporta un aumento del 40% dei detenuti minorenni dal 2022 e, nello stesso testo, il passaggio da 280 a 570 detenuti, che equivale a un raddoppio, a fronte di poco più di 600 posti in 19 istituti. Secondo Antigone, ad agosto il 68,1% dei detenuti negli istituti minorili non aveva una condanna definitiva e più di uno su quattro attendeva il primo giudizio. La risposta del governo al disagio giovanile, su cui avevo già scritto in Scuola, disagio giovanile, violenza e risposte sbagliate, si misura quindi in posti letto.

Lo stesso ministro il 9 ottobre 2025 ha incassato un voto della Camera: sul caso Almasri la maggioranza ha negato l’autorizzazione a procedere per Nordio (251 contrari, 117 favorevoli), Piantedosi (256 e 106) e Mantovano (252 e 112), indagati per favoreggiamento e peculato (Nordio anche per omissione di atti d’ufficio), sostenendo che avessero agito per un preminente interesse pubblico. Il 5 agosto 2026 si è detto soddisfatto del voto con cui la Camera ha negato alla Procura di Roma le chat di Delmastro, giudicando generica la richiesta; il relatore di maggioranza Pittalis ha sostenuto che il diniego non impedisce ai magistrati di proseguire gli accertamenti. Resta da capire con quale criterio la maggioranza che sostiene un governo impegnato ad ampliare le carceri minorili riconosca l’interesse pubblico preminente quando a rispondere sono i ministri e la sicurezza pubblica quando a rispondere sono i minorenni.

Il quadro giuridico limita la parola impunità. Dal 1993 i parlamentari possono essere processati per reati comuni senza autorizzazione, che serve per arresti, perquisizioni e intercettazioni; per i reati ministeriali decide il Parlamento su richiesta del Tribunale dei ministri, e per negare serve la maggioranza assoluta. Il Parlamento non ferma tutto: Salvini, per Open Arms, è stato processato e assolto in via definitiva il 17 dicembre 2025. Nel febbraio 2025 la Fondazione Einaudi ha proposto di ripristinare l’articolo 68 anteriore al 1993, con l’autorizzazione a procedere, e Forza Italia e Lega si sono dette aperte, mentre Fratelli d’Italia ha risposto che non è una priorità. I casi degli ultimi dieci anni in cui il Parlamento ha negato autorizzazioni, secondo le fonti consultate e senza pretesa di esaustività, sono questi:

  • 20 marzo 2019, Salvini, caso Diciotti: il Senato nega l’autorizzazione a procedere per sequestro di persona aggravato (237 voti con la relazione contraria al processo, 61 contrari).
  • 2022 e maggio 2025, Armando Siri: il Senato nega l’uso di telefonate intercettate e, dopo l’annullamento del primo diniego da parte della Consulta, lo nega di nuovo.
  • 19 dicembre 2023, Cosimo Ferri: la Camera nega l’uso delle intercettazioni dell’Hotel Champagne chieste dal Csm per un procedimento disciplinare.
  • Aprile 2024, caso Open (Bonifazi, Boschi, Lotti): la Camera nega il sequestro di messaggi ed email trovati su dispositivi di altre persone.
  • 9 ottobre 2025, Nordio, Piantedosi e Mantovano, caso Almasri: autorizzazione negata, come sopra.
  • Marzo 2026, Francesco Saverio Romano: la Camera nega alla Procura di Palermo l’estrazione di chat, vocali ed email.
  • 5 agosto 2026, Andrea Delmastro: la Camera nega le chat con Mauro Caroccia (206 sì, 133 no); per Sky TG24 Delmastro non è indagato.

Due casi hanno fermato un processo, Diciotti e Almasri; gli altri riguardano prove, e alla Camera, secondo un conteggio di lavialibera ripreso da Italia Informa, in questa legislatura l’Aula ha respinto ogni richiesta su chat e intercettazioni che ha deciso, prima del voto su Delmastro. Tra le fonti consultate non risultano richieste di arresto respinte nel decennio.


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