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Ho sentito e letto tante narrazioni sulla firma del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-27, soprattutto sui motivi della firma della FLC CGIL. Per lo più le riflessioni oscillano fra opportunismo e buon senso della CGIL ridotta finalmente a miti consigli e conclusioni divertite sul fatto che la CGIL firma per tornare ai tavoli (su tutti "Landini firma il contratto sulla scuola e tenta di uscire dall'autoisolamento" su Il Foglio del 2 aprile 2026). Naturalmente le semplificazioni fanno parte del tipo…

mondoscuola 5 minuti di lettura

Ho sentito e letto tante narrazioni sulla firma del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-27, soprattutto sui motivi della firma della FLC CGIL. Per lo più le riflessioni oscillano fra opportunismo e buon senso della CGIL ridotta finalmente a miti consigli e conclusioni divertite sul fatto che la CGIL firma per tornare ai tavoli (su tutti “Landini firma il contratto sulla scuola e tenta di uscire dall’autoisolamento” su Il Foglio del 2 aprile 2026). Naturalmente le semplificazioni fanno parte del tipo di comunicazione a cui siamo soggetti (non abituati!) in questi anni di mutazione mediatica al ribasso, però le banalizzazioni nascondono punti di vista più articolati che provo qui a riassumere.

Il 1° aprile 2026, presso la sede dell’ARAN, è stata sottoscritta all’unanimità l’ipotesi di accordo per la parte economica del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025–2027 del Comparto Istruzione e Ricerca. Hanno firmato il presidente dell’ARAN Antonio Naddeo e i rappresentanti di tutte le organizzazioni sindacali rappresentative del comparto. Si tratta di una platea di circa 1,3 milioni di addetti tra personale della scuola, dell’università, degli enti di ricerca e dell’AFAM.

L’elemento più caratteristico di questa intesa è la sua struttura deliberatamente e stranamente parziale: si tratta, per ora, di un accordo sulla sola parte economica secondo quanto avevano concordato i firmatari dell’accordo 2022-24 nella seconda dichiarazione a verbale:

testo della dichiarazione a verbale CCNL 2022-24
(fonte: ARAN)

In modo del tutto inusuale, congiuntamente, quindi organizzazioni sindacali firmatarie e ARAN per il governo, avevano già dettato la linea di sviluppo della contrattazione 2025-27 definendo le due tappe (economico e giuridico). Ovviamente, non avendo sottoscritto l’accordo 2022-24, per le ragioni che espliciterò in seguito, la FLC CGIL non ha neppure condiviso questi vincoli alla trattativa successiva che, si vede, nasce già monca in quanto si dà per assodato che le risorse sono già quelle acquisite (Legge di Bilancio 2025 e 2026).

Risposta ad una possibile obiezione: anche l’accordo 2019-22 è partito con un‘intesa economica sottoscritta in via definitiva il 6 dicembre 2022 . Si tratta di un’obiezione debole perché in quell’accordo (col quale si assumevano anche risorse aggiuntive [100 milioni] rispetto ai fondi predisposti per il rinnovo del CCNL) c’era un anticipo del 95% delle risorse con l’impegno di reperirne altre (come è accaduto con la L. di Bilancio 2023) in vista della conclusione del CCNL (avvenuta a luglio 2023).

Dunque c’è adesso il secondo tempo: il tavolo negoziale verrà convocato nuovamente a breve per affrontare senza soluzione di continuità anche la parte normativa, che comprenderà relazioni sindacali, rapporto di lavoro, welfare contrattuale, lavoro agile e gli altri istituti che completano il quadro regolatorio del comparto.

Veniamo però alle questioni di merito per cui la FLC CGIL ha firmato il CCNL 2025-27 (e non ha sottoscritto il CCNL 2022-24).
L’accordo 2025-27 prevede un aumento salariale in linea con l’inflazione programmata, ma anche -e questo è un dato di novità ulteriore- un impegno comune e condiviso con ARAN (e Governo, quindi) a reperire risorse aggiuntive con futura legge di bilancio (“norme di legge”) qualora l’inflazione dovesse nel triennio avere una crescita superiore agli aumenti stabiliti il 1° aprile.

(Fonte: ARAN)

Normalmente la sottoscrizione di un accordo nel periodo di vigenza di un contratto prevede, infatti, la definizione di aumenti salariali legati all’inflazione programmata (ovvero stimata): tuttavia nel pubblico, a differenza del privato, non è possibile prendere impegni con clausole di salvaguardia, in quanto i fondi per i rinnovi salariali passano attraverso il bilancio dello Stato, ovvero attraverso una legge di bilancio (si tratta di impegni di spesa strutturali per circa 1,3 milioni di dipendenti).

La dichiarazione congiunta è pertanto un impegno politico che le parti si prendono reciprocamente, governo compreso, per monitorare l’applicazione del contratto in relazione all’andamento dell’inflazione. Non è una novità di poco conto.

Un altro elemento caratterizzante le semplificazioni banalizzanti che circolano sui social in questi giorni è riassunto da questa infografica:

Si tratta di una palese strumentalizzazione, per due motivi che è giusto ricordare:

1- il contratto 2019-21 ha portato aumenti in linea con l’inflazione, ma contiene anche diverse modifiche normative “pagate” con i soldi a disposizione della contrattazione: p.e. il riconoscimento di 3 giorni di permesso retribuito per il personale precario (e non più 6 giorni non retribuiti), p.e. l’estensione di periodo di congedo familiare, p.e. il nuovo ordinamento del personale ATA (con la definizione di figure nuove [operatori] e funzionari con elevate qualifiche) …

Sorge spontaneo chiedersi perché una sigla sindacale non abbia voluto firmare questo contratto migliorativo rispetto alla situazione precedente definita dal CCNL 2016-18.

2- il contratto 2022-24 non solo non ha miglioramenti normativi in ottica inclusiva (p.e. parificazione dei diritti dei precari in altri istituti contrattuali), ma copre SOLO una parte dell’inflazione registrata nel 2022-24 (che mediamente si attesta fra il 16% ed il 18%). Dunque è un contratto che ha arrecato un danno ai lavoratori, che non hanno recuperato, con un “contratto postumo”, il potere di acquisto dei loro salari nel periodo di vigenza del CCNL.

Sorge spontaneo chiedersi perché cinque sigle sindacali abbiano voluto firmare questo contratto peggiorativo rispetto alla situazione precedente definita dal CCNL 2019-21.

La posizione della FLC CGIL è chiara e di tutta coerenza, scevra da ogni politicismo: i contratti si firmano soltanto se portano avanzamenti e miglioramenti, altrimenti si devono agire tutte le forme di conflitto necessarie per arrivare all’obiettivo minimo sindacale, la tutela dei diritti acquisiti.

I prossimi mesi saremo impegnati nella definizione della parte normativa e nella discussione di nuovi modelli contrattuali, ma porteremo anche avanti la rivendicazione economica: non rinunciamo, infatti, a recuperare l’11% perso nel 2022-24.


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