Nadežda Konstantinovna Krupskaja è una giovane maestra che si dedica all’istruzione degli operai del quartiere pietroburghese di Smolensk: in quell’ambiente è facile per una giovane donna dall’indole democratica prendere contatto con i primi circoli socialisti e socialdemocratici.
Nadežda si dà da fare con altri militanti, si interessa alla condizione degli operai e capisce che è necessaria una svolta contro la miseria dovuta all’oppressione zarista. In una delle riunioni clandestine del 1894 proprio a Pietroburgo incontra Vladimir Il’ič Lenin. Nadežda ha sentito parlare del giovane marxista venuto dal Volga già un anno prima, ma non aveva ancora avuto modo di incontrarlo. Il’ič è curioso, osserva tutto, parla con tutti e quando è il suo momento non ha dubbi su quali corde bisogna andare a toccare: occhi di fuoco, un animo battagliero, la capacità di rendere chiara e concreta la dialettica rivoluzionaria del marxismo anche a chi ha imparato soltanto da poco a leggere e scrivere. Molti hanno soltanto sentito parlare del Capitale o del Manifesto del partito comunista, ma grazie a Vladimir Il’ič quella frattura temporale e sociale si colma. Tutti desiderano conoscere il nuovo arrivato e le sue opinioni, anche Nadežda riconosce nel compagno una voce autorevole, comincia ad apprezzarne il carisma, la risata. Da lì a qualche settimana Nadežda e Il’ič si incontrano di nuovo ad un pranzo di carnevale: Il’ič parla poco, ma osserva tutto. Poche parole sono spese per ricordare la morte del fratello a cui era molto legato e col quale ha sempre condiviso tutto, fino alla sua fine. Nadežda ascolta a sua volta e capisce che con quell’uomo è pronta a condividere molto di più.
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