Nel suo piccolo studio dell’Istituto ematologico che gestisce, Aleksandr Bogdanov si trova di fronte una strana paziente: una ragazzetta dall’aspetto mascolino, pallida, con una bruttissima cera, che sta cercando suo padre… Leonid Voloch!
Erano anni ormai che Bogdanov non sentiva più quel nome, anni che ha perso traccia del compagno di alcuni illuminanti chiacchierate, all’ombra di Maksim Gor’kij e Lenin, affacciato sulla Marina di Capri. Ormai si occupa di trasfusioni: attraverso il ricambio continuo di sangue fra giovani e anziani, si arriva a rafforzare la comunità politica. Questo il suo credo, questa la sua idea di organizzazione perfetta, questo in fondo gli aveva raccontato Leonid quando, a lui solo, aveva confidato che era stato su Marte, dove il socialismo è ad uno stadio più avanzato. Bogdanov trasecola, ma poi trasforma il racconto di Leonid in un romanzo di successo, Stella Rossa, e quindi nello strumento che gli ha permesso di scalare le gerarchie del partito e di fondare anche il Proletkult, l’organizzazione con la quale può perseguire il suo scopo, quello di dare vita ad una cultura davvero condivisa e popolare. Gli sembra strano perciò, dopo tanti anni, ritrovarsi di fronte Denni, a suo dire figlia di Leonid e di una extraterrestre, arrivata sulla Terra proprio per gettare i semi per una fratellanza interplanetaria. Eppure la ragazza non mente, gli riferisce particolari che lui stesso ha appreso da Leonid omettendoli dalla narrazione del romanzo, primo fra tutti che il pianeta in cui si è ritrovato Leonid non è Marte, ma Nancun. Vorrebbe lasciare che il passato non torni a galla per rimescolare le carte di una vita apparentemente calma e tranquilla, però c’è una grande determinazione nelle parole della ragazza, per cui decide, suo malgrado, di darle una mano.
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