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Se le macerie diventano tondini

macerie e rottami
Categoria in breve
Pubblicato il 22 Ottobre 2026
Autore massideconca
Tempo di lettura 2 minuti

L’inchiesta di Linda Maggiori su Altreconomia, su dati Onu e Istat, sostiene che nel 2025 l’Italia sia diventata il primo importatore di rottami ferrosi israeliani, al posto della Turchia: 73 tonnellate nel 2023, 99mila nel 2025, 125mila nel primo semestre 2026. Nel porto di Venezia le tonnellate erano zero nel 2024, oltre 68mila nel 2025 e 105mila nei primi sei mesi del 2026.

Sull’origine, alcune fonti ritengono che una parte del materiale arrivi dalle macerie di Gaza e dei territori occupati: Euro-Med Human Rights Monitor descrive una rimozione dei detriti su larga scala da parte di forze e imprese israeliane e il giornale Walla riferisce di trattative con imprese per demolire e riciclare le macerie.

Si tratta di un’ipotesi riportata, non di un fatto accertato: l’articolo non documenta alcuna spedizione dalla Striscia verso l’Italia, osserva che Gaza non ha porti commerciali attivi e riferisce che le Dogane di Venezia hanno risposto che nel 2025 e nel 2026 non risultano importazioni con quell’origine, senza spiegare quali controlli applichino. L’autrice ipotizza un mescolamento con rottame israeliano che cancellerebbe la provenienza; l’Agenzia delle Dogane di Brindisi ha negato l’accesso ai dati e Altreconomia ha fatto ricorso al Tar.

Con l’ex Ilva il legame è indiretto e nessuna fonte collega Taranto a questo rottame. Il nesso riguarda la siderurgia da forno elettrico, che fonde rottame: l’Italia ne richiede circa 19 milioni di tonnellate l’anno, ne importava circa un terzo già nel 2023 e 48 Paesi limitano l’export. Le 250mila tonnellate che Altreconomia proietta per il 2026 valgono circa l’1,3% del fabbisogno: una quota modesta nel tonnellaggio, che solleva comunque il problema della tracciabilità.

Intanto la Corte d’Appello di Milano ha ordinato lo stop dell’area a caldo di Taranto per polveri e amianto, la Cassazione si è riservata la decisione il 20 ottobre e Mantovano ha confermato l’obiettivo di acciaio green con Dri e forni elettrici, purché il piano industriale sia credibile. Su Ilva avevo già scritto a proposito di accise e solitudine europea.

Il piano del luglio 2025 prevedeva tre forni elettrici a Taranto, il primo entro fine 2029: un forno elettrico fonde ciò che riceve, e il tondino che ne esce non reca scritto da quali macerie provenga, per cui resta da capire chi, nella filiera dell’acciaio riciclato, debba verificarlo, e con quale autorità.


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