Per decenni il rapporto tra chi andava in vacanza in Italia e chi partiva per l’estero si è mantenuto quasi immobile, attorno al 60-40. Nell’estate 2026, secondo l’Osservatorio Vacanze di Touring Club Italia, quel rapporto si è spostato al 66-34: due terzi degli italiani restano entro i confini nazionali, e la quota continua a salire anno su anno.

Non è solo patriottismo da cartolina, è il portafoglio – Le indagini concordano su un punto: la scelta dell’Italia non nasce (solo) da un ritrovato amore per il Belpaese, ma da un calcolo economico esplicito. Il Sole 24 Ore, citando i dati YouGov Behavior Change e Trend Reality Summer 2026, riporta che il 38% degli italiani preferisce l’Italia esplicitamente per motivi economici. E qui emerge il dato meno raccontato di questa estate: non è solo che più persone scelgono l’Italia invece dell’estero, ma cresce anche la quota di chi non parte affatto. Il 27% degli italiani non andrà in vacanza quest’anno, due punti in più rispetto al 2025; parallelamente, solo il 23% delle famiglie viaggerà all’estero, tre punti in meno.

La vacanza “ragionata”: più corta, più spesso, pianificata prima – Chi parte, comunque, cambia abitudini. Secondo l’indagine Confturismo-Confcommercio realizzata con SWG, il 58% degli italiani distribuirà le ferie in più periodi dell’anno invece che in un’unica vacanza lunga, e il budget medio previsto è di 1.165 euro a persona. Ci sono tre milioni di viaggiatori in più rispetto all’anno scorso, ma le vacanze si sono “spezzettate”: più partenze, più brevi, più attente al prezzo. Anche Ipsos, con la sua ricerca continuativa FutureForTourism, conferma che gli italiani non stanno rinunciando al viaggio in sé, ma lo stanno riorganizzando sotto il peso dell’inflazione: periodi diversi, soggiorni più brevi, prenotazioni con più anticipo per bloccare i prezzi.
Dove va chi resta in Italia – Sul podio delle destinazioni nazionali, secondo l’analisi Vamonos Vacanze – Media Research, c’è la Puglia, che con il 10,4% delle preferenze e una crescita del 14% rispetto al 2025 supera Sicilia (10%) e Sardegna (9,2%). Seguono Campania, Emilia-Romagna e Toscana. Il Salento resta la meta singola più desiderata in assoluto, mentre la Calabria cresce del 12,5%, la seconda performance migliore del Paese. Chi guarda invece all’estero si orienta soprattutto verso l’Europa: la Grecia domina la classifica internazionale, ma il fenomeno emergente è l’Albania, con una crescita stimata del 18% — segno che anche chi sceglie l’estero lo fa cercando, sempre più spesso, un rapporto qualità-prezzo europeo e vicino, non la meta lontana ed esotica.

I grandi numeri della stagione – Messi insieme, questi comportamenti compongono una stagione turistica comunque enorme: secondo le stime riportate da Quality Travel, 36,2 milioni di italiani si muoveranno tra giugno e settembre 2026, per un giro d’affari stimato in 43 miliardi di euro. L’87,6% di chi parte per la vacanza principale — un dato più alto di quello degli altri osservatori, probabilmente per la diversa definizione del campione — resterà in Italia, con il mare (75,1% delle preferenze) sempre nettamente davanti a montagna, città d’arte e laghi. Agosto resta il mese simbolo, con 17,5 milioni di persone in viaggio nello stesso periodo.
Il quadro che ne esce, incrociando le fonti, non è quello di un paese che ha smesso di viaggiare, né quello di un’improvvisa riscoperta nazionalista delle proprie coste. È quello di famiglie che fanno più attentamente i conti prima di partire e di una quota crescente che, semplicemente, quei conti non riescono più a farli tornare.
Ma continuano a dirci che va tutto bene…
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