Trump pericolo pubblico: Iran, Nato e il potere di uno solo
Trump ha detto ieri ad Axios di avere davanti una “grande decisione”: annientare il regime iraniano, oppure no. Sulla propria imprevedibilità non ha lasciato dubbi, lasciando intendere che con lui può succedere di tutto. Lo ha detto a pochi giorni da un vertice con sei leader del Golfo alle Nazioni Unite, sulla settima proroga di una guerra aperta a febbraio: annientare Teheran o restare nello stallo attuale.
Poche ore prima, altro fronte: il Pentagono starebbe valutando di ritirare dall’Europa fino a 25mila soldati — un terzo del contingente, secondo alcune fonti Nbc fino a 40mila — riguardando soprattutto Germania, Spagna e Italia. La riduzione più ampia dai tempi della Guerra Fredda, dicono gli analisti Nato.
È davvero un male? Non necessariamente: un’Europa costretta a pensare alla propria difesa senza l’ombrello a stelle e strisce potrebbe, alla lunga, guadagnarci in autonomia strategica. Il problema non è la sostanza della scelta: è il metodo. Una potenza nucleare che riduce il proprio impegno in Europa e valuta di raderne al suolo un’altra risponde, in entrambi i casi, allo stesso identico criterio decisionale, cioè nessuno, se non l’estro di un solo uomo.
Ed è qui il punto che rende Trump un pericolo pubblico più che un fenomeno da barzelletta: non i dazi, non gli sbalzi di borsa, non le sfuriate diplomatiche, semmai il fatto che l’intero apparato di comando nucleare americano risponde, in ultima istanza, a una sola persona. Nessun Congresso, nessun gabinetto, nessun secondo parere può fermarlo se decide che è il momento di premere il tasto. Chi altro, in una democrazia matura, avrebbe questo potere senza contrappesi?
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