Follia nucleare – storia della crisi dei missili di Cuba, di Serhii Plokhy [Mondadori 2025]
Il 3 giugno 1961 si tiene a Vienna, presso l’ambasciata americana, il primo incontro faccia a faccia tra il presidente statunitense John F. Kennedy e il presidente sovietico Nikita Chruščëv.
L’incontro avviene in un clima di forte tensione internazionale: Kennedy, eletto da pochi mesi, cerca di recuperare prestigio dopo il disastroso fallimento dell’invasione della Baia dei Porci a Cuba; Chruščëv invece, che aveva operato per l’elezione di Kennedy, mira a costringere gli statunitensi ad abbandonare Berlino Ovest, per farne una città libera. Chruščëv fin dall’inizio assume una posizione di superiorità, comportandosi come lo statista anziano nei confronti di un omologo più giovane e inesperto: per mettere in imbarazzo Kennedy, gli ricorda che era arrivato in ritardo al loro primo incontro del 1959, quando John Fitzgerald era ancora senatore del Massachusetts. Da parte sua Kennedy, nel suo discorso di insediamento, aveva sottolineato il sacrificio e l’impegno globale per la libertà dichiarando che la sua generazione era pronta a “pagare qualsiasi prezzo, sopportare qualsiasi fardello” e “opporsi a qualsiasi nemico”. Una dichiarazione in piena dottrina Monroe, che proiettava gli Stati Uniti come garanti di una nuova alleanza per il progresso in America Latina, fra le “repubbliche sorelle”. Chiarissimi gli avvertimenti alla URSS e al ruolo del nucleare. Chruščëv, pertanto, a cui interessa risolvere la questione Berlino, decide di intimidire Kennedy: se gli USA possono controllare militarmente Berlino Ovest ed avere basi missilistiche in Italia, in Turchia, ai confini con l’URSS, allora avrebbero dovuto accettare il fatto che Cuba, dove gli USA comunque avevano una base a Guantanamo, potessero ospitare missili russi. Parte l’operazione segreta Anadyr’, dal nome di un fiume siberiano: per mantenere l’inganno, alle truppe sovietiche in partenza furono inizialmente distribuiti indumenti invernali, come se fossero destinate a una missione nel nord dell’Unione Sovietica, per poi ricevere abiti civili estivi solo una volta raggiunti i porti di imbarco in Crimea. Il 13 giugno del 1962, un anno dopo l’incontro di Vienna, il piano prende ufficialmente il nome di “Manovre di Anadyr’”. Inizia uno degli episodi più delicati degli anni Sessanta, quando il mondo si è trovato sull’orlo dell’autodistruzione.
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