Ci vuole un tredicenne che accoltella la sua insegnante in diretta Telegram per rimettere in moto una macchina legislativa ferma da sei mesi. Il DDL bipartisan sulla tutela dei minori nella dimensione digitale — l’AS 1136, firmato da Lavinia Mennuni (FdI) e Marianna Madia (PD), giacente in Commissione al Senato dal 21 ottobre 2025 — ritorna nell’agenda politica non perché sia maturata una riflessione, ma perché c’è un fatto di cronaca.
Il caso di Trescore Balneario diventa il pretesto per accelerare ciò che avrebbe dovuto essere già legge e per produrre qualcosa di ancora più rozzo: una nuova bozza governativa, discussa a Palazzo Chigi il 4-5 aprile, dieci articoli scritti in fretta, con Mantovano a coordinare e Valditara a fare il pompiere prima e il piromane poi. Il segnale politico è chiaro quanto deprimente: si legifera per emozione, non per analisi; e quando si legifera per emozione, si legifera male.
Cosa prevede il DDL (e quanti DDL ci sono) – Il panorama parlamentare su questo tema è già di per sé rivelatore di un sistema che produce leggi come fossero editoriali di giornale. Oltre all’AS 1136, che fissa a 15 anni l’età minima per aprire un account sui social e sulle piattaforme di condivisione video e prevede meccanismi di age verification tramite wallet digitale nazionale, ci sono almeno altri tre testi in discussione: la proposta della Lega (Latini), che vieta i social agli under 15 e condiziona l’accesso tra 15 e 18 anni al «consenso verificabile» dei genitori; quella del PD al Senato (Nicita–Basso), più sofisticata, che punta a vietare la dipendenza algoritmica — scroll infinito, autoplay, notifiche compulsive — e a ribaltare l’onere della prova sui danni alle piattaforme; quella di Noi Moderati (Carfagna–Gelmini), che introduce una «modalità adolescente» obbligatoria con divieto assoluto sotto i 13 anni.
La nuova bozza governativa, nel frattempo, va ancora più in là: vuole obbligare produttori, distributori e operatori di telecomunicazione a installare parental control direttamente sui dispositivi alla configurazione, imponendo profili junior preconfigurati. Non basta vietare l’iscrizione ai social: si vuole costruire una gabbia già nello smartphone. L’intenzione dichiarata — proteggere i minori dai rischi della dipendenza digitale — è condivisibile nella sostanza: il metodo è sbagliato, la retorica che lo accompagna è pericolosa e le risorse che servirebbero per fare qualcosa di efficace restano sistematicamente assenti.
La retorica del pericolo e la sua funzione politica – Valditara ha detto che il divieto dei social per i minori di quindici anni è «il passo naturale dopo il bando del cellulare a scuola». Una frase illuminante, non nel senso in cui lui intendeva: rivela la logica sottostante, quella del divieto come risposta pedagogica. Prima il cellulare, poi i social, poi chissà. Il bando come dispositivo di governo, la proibizione come surrogato dell’educazione.
Questa logica ha una genealogia precisa. Non è casuale che il governo Meloni abbia usato il caso di Trescore — un episodio traumatico di violenza scolastica mediato da Telegram — per giustificare misure che erano già nel cassetto per «motivi tecnici», come aveva detto lo stesso Valditara ammettendo implicitamente che il vero ostacolo era politico, non tecnologico. La violenza scolastica diventa argomento per la censura digitale, la sofferenza degli adolescenti diventa alibi per il controllo, e la scuola — come sempre — viene chiamata in causa non per rafforzarla ma per renderla il luogo dove applicare le norme.
Il meccanismo è quello che Gramsci chiamerebbe riforma passiva: si risponde a un bisogno reale — la protezione dei giovani dai rischi delle piattaforme — con una soluzione che non tocca i rapporti di forza, non incide sul modello di business delle big tech, non stanzia un euro per la formazione e consegna alle famiglie e alle Scuole il lavoro pedagogico che lo Stato non vuole fare.
Vietare non risolve: i limiti tecnici e politici del proibizionismo digitale – Sul piano tecnico, i limiti di questi provvedimenti sono noti e riconosciuti persino da chi li promuove. Una VPN basta per aggirare qualsiasi blocco basato sulla verifica dell’età. I sistemi di age verification biometrici, come quelli australiani, sollevano problemi seri di tutela dei dati personali dei minori — paradosso non trascurabile quando l’obiettivo dichiarato è proprio proteggerli. Il Garante della Privacy italiano ha già espresso riserve in sede di audizione parlamentare, pur non essendo formalmente contrario al provvedimento.
L’Australia — citata come modello da mezza Europa — sta scoprendo che la legge sugli under 16 è difficilissima da applicare: tre mesi dopo l’entrata in vigore, una quota significativa di bambini continua a usare le piattaforme con account intestati ad adulti. In Francia il testo che vieta i social agli under 15 è approvato alla Camera ma attende ancora il via libera del Senato.
Sul piano politico, il punto più grave è un altro: nessuno dei DDL in discussione prevede un investimento serio nella formazione degli insegnanti, nell’educazione digitale curricolare, nel rafforzamento dei servizi di salute mentale per adolescenti. Si legifera sul quando e sul come i ragazzi possono usare le piattaforme, non sul perché le usano con quella intensità, né su chi guadagna dalla loro dipendenza.
La posizione della FLC CGIL: educare contro vietare – La FLC CGIL non si è espressa ancora nello specifico di questo provvedimento normativo. Tuttavia ha una posizione ben chiara sui dispositivi pedagogici messi in campo da questo esecutivo. Nei confronti delle recenti linee guida per l’educazione civica firmate da Valditara, ha denunciato l’assenza di qualsiasi riferimento esplicito all’educazione contro le discriminazioni e la violenza di genere, il taglio dei percorsi sulla dipendenza dal digitale e sul cyberbullismo che le scuole avevano costruito autonomamente, la logica centralistica che esautora la progettazione dei collegi docenti. Una scuola a cui si toglie autonomia, risorse e spazio per lavorare sul disagio giovanile non può poi essere chiamata a gestire le conseguenze di quella stessa sottrazione.
Più in generale, la FLC CGIL ha costantemente sottolineato che il ministero di Valditara riforma per decreti, ignora il confronto sindacale, taglia gli organici e poi usa la violenza scolastica per giustificare misure repressive. È anche in questo quadro che va letto il DDL social: non come un atto isolato di tutela dell’infanzia, ma come un tassello di un disegno più ampio che delega alle famiglie, ai dispositivi e al mercato ciò che dovrebbe essere funzione pubblica, educativa, collettiva.
Il dibattito sul DDL social rischia di diventare l’ennesimo caso in cui una questione reale e urgente — la salute mentale degli adolescenti, la loro esposizione a meccanismi progettati per renderli dipendenti — viene gestita con strumenti inadeguati, per rispondere a una pressione emotiva contingente, senza toccare i meccanismi strutturali che producono il problema.
Le piattaforme digitali sono imprese capitaliste che estraggono valore dall’attenzione umana. I minori sono per loro un mercato preziosissimo, sia come utenti che come futuri consumatori profilati: nessuna legge che non incida sul loro modello di business — che non preveda sanzioni reali, responsabilità civile, obbligo di trasparenza algoritmica, divieto dei dark pattern — cambierà qualcosa di sostanziale.
Il vero problema non è che i quindicenni usino un social, ma che il sociel media sia progettato per essere usato compulsivamente, che nessuno paga per i danni che produce, e che la scuola pubblica — sistematicamente definanziata, riformata a colpi di decreto, umiliata nei contratti dei suoi lavoratori — viene chiamata a risolvere ciò che il mercato produce e lo Stato consente.
Vietare è facile, educare costa. E costa, in tutti i sensi, quello che questo governo non è disposto a spendere.
🏛️ ATTI PARLAMENTARI — LINK UFFICIALI
DDL principale bipartisan (FdI–PD) — “Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale”
Al Senato — AS 1136 (prima firmataria: Lavinia Mennuni, FdI)
- Scheda ufficiale Senato: https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=58233
- Iter e archivio notizie: https://www.senato.it/attualita/archivio-notizie?nid=85653
- Fascicolo iter completo (PDF, Fondazione Einaudi): https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2024/09/Fascicolo-Iter-DDL-S.-1136.pdf
- Nuovo testo unificato adottato dalla Commissione 8ª: https://www.senato.it/show-doc?tipodoc=Emendc&leg=19&id=1473846&idoggetto=1420752
Alla Camera — AC 1863 (prima firmataria: Marianna Madia, PD)
- Scheda ufficiale Camera: https://www.camera.it/leg19/126?idDocumento=1863
Audizioni istituzionali (Commissione 8ª Senato)
- WebTV Senato — Audizioni 23 settembre 2025 (Garante Privacy, Meta, Save the Children, Telefono Azzurro): https://webtv.senato.it/webtv/commissioni/tutela-dei-minori-nella-dimensione-digitale-1
- Audizione Garante Privacy (Stanzione) — luglio 2024, sui DDL 1136/1160/1166: https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10176218
- Audizione Garante Privacy — ottobre 2025, sul nuovo testo unificato: https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10176218
- Parere dell’Autorità Garante per l’Infanzia (PDF) sui DDL 1136/1160/1166: https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2024-07/parere-ddl-1136-1160-1166-tutela-digitale.pdf
Altri DDL concorrenti in discussione
- DDL Lega (prima firmataria: Giorgia Latini) — divieto under 15, consenso genitori per 15–18: notizia di riferimento → https://dirittodellinformazione.it/social-e-minori-in-italia-e-tempo-di-regole/
- DDL PD-Senato (Nicita–Basso) — contro dipendenza algoritmica, scroll infinito, responsabilità civile piattaforme: notizia → https://www.key4biz.it/tutela-dei-minori-online-al-senato-un-ddl-per-alzare-i-controlli-su-social-le-proposte/561158/
- DDL Noi Moderati (Carfagna–Gelmini) — “modalità adolescente” obbligatoria, divieto sotto i 13 anni: notizia → https://www.editorialedomani.it/politica/italia/social-minori-parental-control-controllo-eta-modalita-adolescente-proposta-legge-noi-moderati-dmgram8z
Approfondimento tecnico-giuridico
- Diritto al Digitale — Analisi dettagliata del testo aggiornato del DDL 1136 (novembre 2025): https://dirittoaldigitale.com/2025/11/21/minori-ambiente-digitale/
Riepilogo dello stato dell’iter: il ddl 1136 è stato adottato come testo base dalla Commissione 8ª del Senato, dove è confluito con altri testi (1160, 1158, 1166), ed è stato fissato un testo unificato a settembre 2024. L’esame in Commissione è tuttavia fermo dal 21 ottobre 2025 , mentre il governo ha avviato in parallelo la redazione di un nuovo ddl autonomo discusso a Palazzo Chigi nei primi giorni di aprile 2026.
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