I coniugi Picca, Ottavio e Michelina, arrivano da Albano a Roma la mattina dell’11 agosto 1852 per servire presso la famiglia Alfieri: un bel lavoro, con il vitto, ma senza alloggio. Arrivano tenendo per mano Iolanda e con un altro figlio, Luigi, avvinghiato al grembo materno.
La famigliola, un po’ spaesata, prende un piccolo appartamento in affitto a Vicolo Morgana, poche stanze da condividere, ma l’idea di un nuovo inizio. Nell’estate del 1892 Luigi, Giggi, dopo la morte del padre ha cambiato lavoro, si dedica alla tipografia: ha sposato Viola, da cui sono nati Ettore, Sansone e Margherita. Sansone lavora col padre, fa l’attacchino tutta la notte, durante la quale percorre con la sua bicicletta in lungo ed in largo le strade di Roma. Porta con sé sempre un quadernetto, perché Sansone, pur avendo dovuto lasciare la scuola, legge molto e soprattutto gli piace annotare quello che vede e quello che gli succede intorno. La sua vita ha una svolta proprio quell’estate, quando seguendo il padre ed il Signor Bartolomeo, prende un treno lento, lentissimo, da Roma Termini fino a Genova: può vedere il mare, può visitare l’Esposizione e soprattutto partecipare agli incontri presso la Sala Sivori, dove si preannuncia una discussione animata alla presenza di Turati, Costa, Prampolini, Kuliscioff, Bissolati ed altri nomi che di solito si leggono sui giornali. Il clima è davvero rovente perché c’è aria di scissione fra gli anarchici ed i socialisti: è tempo di pensare ad un partito che tuteli i lavoratori ed i loro diritti. Sansone annota tutto, riporta ogni virgola, prova a capirne il senso, ne intuisce l’importanza. Al suo ritorno ha pagine e pagine da rileggere, ma il suo primo pensiero è andare a Campo Marzio per portare a Rosetta una scatolina in latta con caramelle profumate.
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