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Un racconto equilibrato e verosimile, che spinge il lettore ad immergersi in una saga corale lunga oltre un secolo, capace di intrecciare la fredda logica dell’industria con il calore dell’irrazionale realismo magico.

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Toni è in ritardo, come spesso le accade, per di più stavolta si è persa per strade e stradine di campagna, alla ricerca di un poco noto paesino, Mensaleri: del resto Toni, una regista di teatro dal curriculum internazionale, è conosciuta da tutti per la sua abilità nell’orientarsi nelle storie, non certo nelle mappe.

In macchina con lei c’è Neda, la figlia di sedici anni: non ha avuto altra scelta, perché con tutto quello che ha combinato a scuola non poteva non assecondare la mamma in questa nuova produzione. Arrivano giusto in tempo per sentire le parole di Riniero Mensa, l’erede di Nazaro, il fondatore di Mensaleri: Riniero ha deciso, a due anni dalla chiusura della cartiera, di lanciare un nuovo progetto economico e sociale, “Mensaleri Duemila”, ovvero in cinque anni, siamo infatti nel 1995, far rivivere quel borgo, far ripartire la produzione, restituire la vita alle famiglie di operai che vivono vicino e per la cartiera. In questo progetto c’è anche un’opera teatrale, un racconto della storia di Mensaleri affidato proprio a Toni, che gestirà un laboratorio con una ventina di attuali abitanti del villaggio, a cui è affidato il compito di rievocare le vicende del passato, esorcizzando le paure del presente. Quando Toni annuncia il suo lavoro, le compaiono davanti diversi volontari motivati e bizzarri, tutti portatori di un pezzo di storia: c’è Diletta Ortali, la decana del villaggio, ex postina ed ex anarchica, l’ultima a conoscere il segreto di Odelia Vitali, la Parpaia custode del latte miracoloso, e l’unica a conoscere anche la verità sulla morte di Soccorsa; c’è Spartaco Bonomi, ex operaio, attivista; c’è anche Giorgio, il figlio di Riniero, che si è iscritto al laboratorio all’insaputa del padre e, pur giovanissimo, è in possesso di cimeli di famiglia che rivelano aneddoti sconosciuti della storia dell’isola. Solo in due si tengono alla larga: Enrico Cimatti, detto Filù, allevatore di bachi e bruchi, il salvatore della specie dei lepidotteri sull’isola; e Neda, che fa di tutto per non incrociare la madre. Proprio il suo vagabondare sull’isola la porta a scoprire particolari strambi che molti sembrano ignorare.


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