↑

Dua Lipa apre a Porto una biblioteca di 100 libri banditi o censurati, dentro la libreria considerata la più bella del mondo. Si chiama Manifesto Library.

cultura 4 minuti di lettura

Il 27 giugno, nel seminterrato di una delle librerie più fotografate del pianeta, Dua Lipa ha aperto una biblioteca che si può visitare solo se qualcuno dello staff ti ci accompagna: non ci sono cartelli, non c’è segnaletica, bisogna chiedere. Si chiama Manifesto Library, è ospitata alla Livraria Lello di Porto, e raccoglie cento libri banditi, censurati o messi in discussione in qualche parte del mondo. L’idea nasce dal Service95 Book Club, il club del libro che la cantante britannica ha fondato nel 2021 dentro la propria newsletter culturale, e trova casa in un luogo che di storia libraria ne ha già parecchia: la Lello, fondata nel 1869 dal libraio francese Ernesto Chardron, è considerata da Lonely Planet e dal Guardian tra le librerie più belle del mondo, e la nuova sala che ospita la collezione porta la firma dell’architetto premio Pritzker Álvaro Siza

Prima di continuare

Se pensi che la scuola sia un’istituzione della Costituzione da preservare e rafforzare — sei nel posto giusto.

accedi alla sezione →

Un’email quando c’è qualcosa da dire. Nessun rumore.

Prima di continuare

Se pensi che la cultura ed il bello ci salveranno- sei nel posto giusto

Accedi alla sezione →

Un’email quando c’è qualcosa da dire. Nessun rumore.

Prima di continuare

Se pensi che “c’è un’altra via” — ne scrivo regolarmente.

Iscriviti alla newsletter →

Un’email quando c’è qualcosa da dire. Nessun rumore.

Dua Lipa – Portugal Business News

Potere, controllo, voce, memoria – I cento volumi sono organizzati attorno a quattro temi — potere, controllo, voce, memoria — e includono titoli come Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, Free della filosofa Lea Ypi, Felon di Reginald Dwayne Betts e One Day, Everyone Will Have Always Been Against This di Omar El Akkad. Su una parete della sala campeggia la dichiarazione di intenti scritta da Dua Lipa stessa, che vale la pena riportare per intero perché dice più di qualsiasi comunicato stampa: Questa biblioteca è un santuario per i libri scomparsi, per gli autori il cui coraggio smaschera le strutture di potere e controllo, e per i lettori che rifiutano di farsi dire quale libro possono leggere. In un’altra dichiarazione, la cantante ha spiegato che alcuni dei titoli sono stati vietati nei distretti scolastici americani per i temi trattati su razza o sessualità, altri sono stati ritirati dagli scaffali perché scritti per lettori LGBTQIA+, e che in certi casi, sono parole sue, “l’autore ha pagato con la vita quello che ha scritto”.

Tra gli scaffali trova posto anche Persepolis di Marjane Satrapi, la graphic novel sulla propria infanzia nell’Iran della rivoluzione che ha reso l’autrice franco-iraniana una delle voci più tradotte al mondo. La sua presenza in collezione ha oggi un peso in più: Satrapi è morta lo scorso 4 giugno a Parigi, a 56 anni, poco più di un anno dopo la scomparsa del marito Mattias Ripa. Si tratta di una coincidenza di calendario, la sua morte e l’apertura della biblioteca a distanza di poche settimane, che nessuno aveva previsto ma che rende quello scaffale ancora più difficile da guardare con distacco.

Una biblioteca “banned” che si visita con un biglietto – Non tutti i racconti sulla Manifesto Library sono da comunicato stampa. Ron Charles, critico letterario del Washington Post, l’ha visitata di persona e ha raccontato un dettaglio che complica la storia più patinata: per entrare serve un biglietto a pagamento per la Lello (si parte da circa 15 dollari), la maggior parte dei visitatori in coda fuori dalla libreria non sa nemmeno che la collezione esista, e l’accesso avviene scendendo una scalinata fino a una sala seminterrata dove uno schermo trasmette, senza audio, immagini di proteste e interviste che Dua Lipa ha girato con autrici come Olga Tokarczuk, mentre in sottofondo suona una playlist scelta dallo staff della libreria. Charles la definisce “stranamente bella”, ma non manca di far notare l’ironia di fondo: una collezione dedicata a libri banditi, visitabile solo a pagamento, in un seminterrato senza indicazioni, è anche un promemoria di quanto sia fragile l’accesso alla lettura libera quando finisce per dipendere da un biglietto d’ingresso.

Livraria Lello – Portugal Business News

Resta, comunque, il gesto raro dell’artista pop: mettere centomila euro (o dollari, la cifra esatta non è mai stata resa pubblica) di visibilità internazionale dietro a una lista che include filosofe, dissidenti e graphic novelist, in un momento storico in cui i libri continuano a sparire dagli scaffali delle biblioteche scolastiche americane per decisione politica.

Una trovata pubblicitaria? Probabile, ma comunque con effetti culturali: che la si visiti con un biglietto o la si scopra solo leggendone qui, la Manifesto Library resta un catalogo utile: cento titoli che qualcuno, da qualche parte, ha ritenuto abbastanza pericolosi da voler cancellare.


Scopri di più da la mia pagina personale

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Altri articoli su (primo tag in ordine alfabetico): censura

Correlati per tema e categoria

Scopri di più da la mia pagina personale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere