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Dal AI Act europeo ai decreti attuativi italiani del giugno 2026: obblighi di formazione, governance interna e nuove responsabilità per le scuole nell'era dell'intelligenza artificiale.

mondoscuola 4 minuti di lettura

In pochi mesi il quadro normativo sull’intelligenza artificiale è passato dall’essere un cantiere europeo astratto a un insieme di obblighi concreti che atterrano sulle scrivanie di dirigenti, docenti e personale ATA.

Il punto di partenza: l’AI Act europeo – Con l’entrata in vigore il 1° agosto 2024 dell’AI Act (Regolamento UE 1689/2024), l’Unione Europea si è dotata di una disciplina comune su un tema delicato [dal punto di vista politico, sociale, pedagogico ed economico] come intelligenza artificiale. Il regolamento introduce una classificazione dei sistemi di IA per livello di rischio, e la scuola non se la cava bene: il contesto scolastico è classificato come “ad alto rischio”. I sistemi considerati ad alto rischio nel settore istruzione e formazione professionale sono quelli destinati, ad esempio, a determinare accesso, ammissione o assegnazione a percorsi e istituti, a valutare i risultati di apprendimento, o a stimare il livello di istruzione adeguato per una persona. In altri termini: ovunque l’IA incida su percorsi e valutazioni degli studenti, scattano le tutele più stringenti.

Le Linee Guida MIM (D.M. 166/2025) – Il primo atto nazionale rilevante per le scuole è arrivato nell’estate scorsa, Le Linee Guida per l’introduzione dei Sistemi di Intelligenza Artificiale nelle scuole (D.M. 166/2025), diffuse il 29 agosto 2025 dal Ministero dell’Istruzione e del Merito: in esso si stabiliscono modalità operative, responsabilità e criteri di sicurezza per l’utilizzo dell’IA in ambito educativo. Sul piano pratico, il decreto introduce un modello di governance interna all’istituto: le linee guida attribuiscono al dirigente scolastico la responsabilità primaria nella governance dei sistemi IA adottati, non un ruolo tecnico, ma strategico, cioè definire la visione dell’istituto sull’IA, garantire una chiara definizione dei ruoli, promuovere un utilizzo consapevole ed etico delle tecnologie. Centrale anche il nodo privacy: il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte sottolineato l’importanza di sottoporre agli interessati informative chiare sul funzionamento dei sistemi di IA utilizzati, sulle modalità del trattamento e sulle logiche alla base dei sistemi stessi.

L’obbligo di formazione: chi deve fare cosa – Tra le conseguenze più immediate per il mondo della scuola c’è l’obbligo formativo per tutto il personale scolastico — docenti, ATA e dirigenti — a partire dal 2 febbraio 2025. Non si tratta di una formazione facoltativa o accessoria: entro agosto 2026 ogni scuola che usa o intende usare strumenti con funzionalità di IA deve aver definito regole interne, formato il personale e messo in sicurezza i processi. La concezione di questa formazione che emerge dai documenti ministeriali non è però quella tecnicistica di un semplice addestramento all’uso degli strumenti, non semplice addestramento tecnico, ma alfabetizzazione critica, consapevolezza dei rischi, capacità di interpretare gli output, responsabilità nell’uso degli strumenti. Una distinzione importante, anche se resta da vedere quanto questa ambizione pedagogica sopravviva alla macchina burocratica dei corsi accreditati.

Il pacchetto attuativo del 10 giugno 2026 – L’accelerazione più recente è di qualche giorno fa: il Consiglio dei Ministri, riunito il 10 giugno 2026 a Palazzo Chigi, ha approvato in esame preliminare due importanti decreti legislativi attuativi della legge n. 132 del 2025 sull’Intelligenza Artificiale. Sul versante scuola, il testo che emerge dalle prime ricostruzioni è impegnativo: nella scuola l’intelligenza artificiale entra stabilmente nei percorsi educativi come contenuto da conoscere e come strumento per innovare la didattica. Sul piano della governance istituzionale, vengono introdotti gli “AI Regulatory Sandbox”, ambienti controllati nei quali enti pubblici e soggetti innovatori potranno sperimentare sistemi di intelligenza artificiale sotto la supervisione delle autorità competenti.

Qualche nodo critico – L’impianto normativo è in costruzione, e le tensioni non mancano. Il decreto approvato è ancora in esame preliminare e dovrà passare al vaglio delle commissioni parlamentari, delle Conferenze delle Regioni e delle Authority competenti. Sul fronte risorse, il governo ha annunciato 200 milioni di euro per la formazione dei docenti sull’intelligenza artificiale, ma restano da definire le modalità di utilizzo dei fondi e i criteri concreti di attuazione.

La domanda che dovrebbe stare al centro del dibattito sindacale e pedagogico non è se l’IA debba entrare a scuola — ormai ci è già — ma a quali condizioni, con quale controllo democratico e con quali garanzie per lavoratori e studenti.

Su questo, i decreti parlano ancora troppo poco.


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