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La cultura cresce per accumulo, non per sostituzione. Il "nuovo corso" di Roth in Adelphi è un'ottima notizia, ma la cancellazione del "corso Einaudi" resta una ferita al pluralismo che ogni bibliofilo dovrebbe difendere.

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Domani in tutte le librerie sarà disponibile Operazione Shylock, di Philip Roth. Il passaggio del catalogo di Roth da Einaudi ad Adelphi non è stato solo un terremoto finanziario da un milione di euro; è diventato un caso culturale che solleva interrogativi profondi sul diritto alla scelta del lettore. Se da un lato l’operazione promette una “classicizzazione” definitiva dell’autore di Newark, dall’altro ha generato un vuoto pneumatico sugli scaffali delle librerie che fa discutere.

Per oltre trent’anni, il nome di Philip Roth è stato indissolubilmente legato allo “struzzo” torinese dell’Einaudi; tuttavia, nel marzo 2024, Adelphi ha acquisito i diritti dell’intera opera. Il contratto per i diritti di Roth in Italia era in scadenza e la Wylie Agency — potente agenzia letteraria statunitense rappresentante degli eredi della proprietà intellettuale delle opere di Roth — decide di valutare un’alternativa. Adelphi batte all’asta Einaudi per la bellezza di un milione di euro, concludendo la trattativa con l’agenzia Wylie, che detiene i diritti dell’autore americano. IL DETONATORE

Sul piano editoriale, la mossa ha una sua logica e l’operazione di Adelphi ha una sua coerenza: la casa editrice ha costruito la propria identità sul rilancio degli autori, sulla capacità di restituire loro una centralità nuova, come era già accaduto con Simenon. Ma il prezzo che paga il lettore è alto e la conseguenza immediata è stata drastica: le storiche edizioni Einaudi sono state ritirate dal commercio, trasformando capolavori come Pastorale americana o La macchia umana in oggetti da collezione venduti a prezzi gonfiati sul mercato dell’usato.

Le vecchie edizioni sono state messe in vendita a prezzi piuttosto alti nel mercato dell’usato: su eBay romanzi come La macchia umana, Il complotto contro l’America e La controvita vanno dai 40 ai 50 euro, mentre una copia di Pastorale americana ne costa 70 — cinque volte il prezzo di copertina originario.
Einaudi è intervenuta con un comunicato piuttosto stringato inviato a Repubblica, in cui ha scritto di aver dovuto ritirare tutte le copie dal mercato in seguito all’acquisto dei diritti da parte di Adelphi.
Una resa silenziosa, tutta tecnica e contrattuale. Non si tratta di censura o tentato oblio, ma di una mera vicenda contrattuale tra due case editrici eppure gli effetti culturali sono concreti e immediati.

Le prime polemiche – Il primo volume Adelphi — l’unico finora disponibile — è già al centro di una polemica. Per la nuova edizione, Adelphi ha scelto di cambiare il titolo al romanzo che nella traduzione letterale di Einaudi era Lamento di Portnoy, e intitolarlo semplicemente Portnoy. Il traduttore Matteo Codignola ha difeso la scelta sulle pagine della Lettura del Corriere della Sera, soffermandosi sulla polisemia della parola complaint, che in inglese può indicare «una solenne lirica in onore di un amore non corrisposto», «un certo tipo di disturbo della personalità», «una citazione in giudizio», e solo per ultimo «la lagna». Secondo Codignola, tradurre complaint con lamento significa soffermarsi su quest’ultimo significato e «chiudere il titolo in una camicia di forza».
Ma lo scrittore Emanuele Trevi, sempre sulla Lettura, non è stato tenero: ha definito la decisione «insensata», paragonandola a tradurre le Elegie duinesi di Rilke e poi intitolarle Duino.
La critica letteraria va ben oltre il titolo. Il sito Critica Letteraria ha pubblicato uno dei confronti più serrati tra le due traduzioni: la sensazione è che Codignola abbia preso la voce di Portnoy e l’abbia non tradotta ma riscritta, facendone una parodia affettatamente informale, infilandoci un eclettismo linguistico che va dalla parlata popolare al dialetto travestito da vezzo letterario — termini come «scalmane», «tanato», «sorci verdi», regionalismi come «mogliera», «mona», «balengo» — che sembrano più usciti dal lessico personale del traduttore che da quello di Roth.
Infine, come sottolineato dal critico Massimo Rizzante su Doppiozero, le scelte lessicali di Adelphi hanno già segnato una netta discontinuità.

  • Einaudi: “Il personaggio più indimenticabile che ho conosciuto”
  • Adelphi: “La creatura più prodigiosa che abbia mai incontrato”

Questa divergenza non è solo accademica. Ogni traduzione è un’interpretazione, un’esegesi che illumina un angolo diverso del testo originale.

Per approfondire la polemica sul “titolo infedele” e le reazioni della critica, leggi l’analisi de Il Foglio.

Ecco il punto – Ed è qui che occorre mettere a fuoco la vera questione: non si tratta di stabilire quale traduzione sia “migliore”; si tratta di capire cosa si perde quando una sola versione rimane sul mercato. La traduzione Einaudi aveva già una straordinaria qualità orale, pienamente dimostrata dall’audiolibro, un capolavoro a cura di Luca Marinelli. La nuova traduzione di Codignola offre una prospettiva diversa, con scelte lessicali e interpretative che rispecchiano sensibilità estetiche del tutto legittime — ma anche discutibili. Avere entrambe le versioni sarebbe stata una ricchezza, non un problema.

Ritirare le edizioni Einaudi non è stato un atto neutro: è stata una scelta che ha impoverito il mercato editoriale, privato i lettori di strumenti di confronto e consegnato un autore enorme a un regime di quasi monopolio traduttivo. Le nuove edizioni offrono «l’opportunità di proporre nuove traduzioni, rivisitazioni, curatele, prospettive diverse che sono fondamentali per il mondo letterario». (Insidebooks )
Giusto, ma questo argomento vale per l’aggiunta, non per la sostituzione.

Un lettore maturo non ha bisogno di una sola versione canonica: ha bisogno di poter confrontare, scegliere, dissentire. La moltiplicazione delle edizioni non genera confusione — genera cultura. Chi ha letto Lamento di Portnoy con la traduzione Einaudi e ora rilegge Portnoy nella versione Codignola sta facendo qualcosa di prezioso: sta toccando con mano come la lingua piega il senso, come ogni traduttore è anche un interprete, come un testo letterario non sia mai una roccia, ma un organismo vivo.

Adelphi ha annunciato che pubblicherà due o tre romanzi di Roth ogni anno — in tutto sono 27 — ed è quindi probabile che per trovarli tutti in libreria bisognerà attendere una decina d’anni: nel frattempo, le edizioni Einaudi bruciano sul mercato dell’usato come reperti di un’era sepolta.
Questo non è progresso editoriale, è una perdita.


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