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Donald chiama Bibi per dirgli di fermarsi: il re richiama all'ordine il vassallo, che abbozza- In fondo "pazzo" è quasi un complimento

politicamente scorretto 2 minuti di lettura

Il presidente degli Stati Uniti, in una telefonata con il premier israeliano, a un certo punto gli ha urlato «che cazzo stai facendo», per poi salire di tono con la frase: «Sei un pazzo. Saresti in prigione senza di me. Ti sto salvando il culo. Ti odiano tutti. Tutti odiano Israele per questo».

Donald Trump — l’uomo che ha proposto di trasformare Gaza nella «Riviera del Medio Oriente», che ha graziato sé stesso da ogni processo, che comunica la politica estera tramite post su Truth Social — dà del pazzo a qualcun altro.

Il motivo? L’escalation israeliana in Libano: poche ore prima dell’ennesimo incontro per i negoziati di pace tra Libano e Israele a Washington, un raid israeliano provoca la morte di otto persone. Netanyahu valuta di bombardare Beirut, Trump lo ferma. Non per ragioni umanitarie, sia chiaro: l’escalation in Libano minacciava i negoziati con l’Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Gli affari, sempre gli affari.

Ma la cosa straordinaria accade solo in seguito: intervistato per il podcast Pod Force One, Trump ha confermato le parole su Netanyahu, ha detto di essere «un po’ turbato» dal fatto che la guerra in Libano ostacoli i colloqui di pace, ma ha aggiunto di lavorare «molto bene» con lui. Quindi, provo ad interpretare: sei un pazzo ingrato che senza di me marcirebbe in galera, però andiamo d’accordo. La logica sentimentale di chi è abituato a fare accordi con chiunque, purché torni utile.

Dopo la telefonata, Trump era intervenuto su Truth Social per definirla «una chiamata molto produttiva con il primo ministro Bibi Netanyahu». «Molto produttiva». Nel senso che qualcuno ha prodotto insulti e qualcun altro li ha incassati.

C’è però un’altra chiave di lettura: è la sesta volta in poco più di un anno che Washington subordina l’agenda di sicurezza israeliana all’interesse nazionale americano. Gli insulti sono lo spettacolo; la struttura è quella di un vassallo che esagera e viene richiamato all’ordine dal signore feudale.

Netanyahu, dal canto suo, tace: sa che Trump ha ragione su una cosa sola, cioè che senza di lui, probabilmente, sarebbe già in un’aula di tribunale a rispondere delle sue vicende giudiziarie. Meglio incassare l’epiteto e andare avanti.

In fondo, in questo angolo di mondo, «pazzo» è quasi un complimento di categoria.


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