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Artur Weigandt racconta la sua storia di traditore: è un senza patria, un russo disadattato che dissente dalla politica di Putin, che rinnega le sue origini, che fatica a ricostruirle ed a trovare in esse la sua dimora.

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Il 24 febbraio 2022 è un anno spartiacque, è la linea zero che divide il mondo, è il giorno in cui Vladimir Putin dà l’ordine di iniziare l’aggressione dell’Ucraina. Rappresenta anche il momento in cui il vecchio mondo russofono si sgretola anche culturalmente, disseminandosi definitivamente in tante schegge sparse nella vicina Europa.

Artur Weigandt abita da anni in Germania, dove i suoi genitori si erano rifugiati decenni addietro per garantire una vita migliore al loro figlio malato. La sua storia è quella di milioni di russi e come ogni homo sovieticus vive fin dalla nascita una profonda crisi di identità: la nonna è bielorussa e parla russo; il nonno è ucraino e non parla ucraino; la nonna paterna è una tedesco-russa che parlava un misto di ucraino e russo; il nonno paterno è un tedesco-russo che non parla tedesco. Se ad Uspenka, in Kazakistan, suo Paese d’origine, tutto si è piano piano deteriorato diventando più polveroso ed abbandonato a se stesso, le tradizioni russe hanno superato i confini e sono molto più vive all’estero. Di fronte alla guerra ucraina, nel tentativo di ricostruire la sua storia, navigando in rete ha reperito i contatti di una sua vecchia compagna d’infanzia, Evgenija: oggi è una madre single che vive in Germania, a qualche centinaio di chilometri da Berlino. Era rimasta a Uspenka fino a quando la povertà l’ha costretta a lasciare il suo paese, accompagnata dal figlio e dal padre. Evgenija accetta di incontrarlo: si danno appuntamento nel suo appartamento, in un condominio di una cittadina del Sud della Germania, chiamata la “Piccola Mosca”. Artur si trova subito immerso in un mondo parallelo: fra biscotti speziati e la televisione tedesca sintonizzata sui canali russi, che per tutto il giorno riportano i successi dell’esercito impegnato nell’operazione militare straordinaria contro Kyiv. Evgenija ed il padre annuiscono: la Russia sta facendo una grande operazione contro i nazisti ucraini. “Ma ne hai mai visti? Perché io sono stato in Ucraina e non ne ho mai visti”. “Si nascondono bene” Qualunque tipo di discussione non ammette repliche: la Russia è accerchiata da una narrazione di menzogne, solo il Primo Canale dice la verità. Artur è incredulo: la propaganda ormai non è più nel territorio russo, ma nel DNA dei russi espatriati, sospesi nel limbo della nostalgia e della rabbia.


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