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Ferragosto nasce nel 18 a.C. come riposo imperiale, diventa festa cristiana nel Medioevo e vacanza di massa solo col fascismo. Duemila anni in un giorno.

attualità 5 minuti di lettura

C’è qualcosa di comico nel pensare che milioni di italiani, il 15 agosto, si mettano in coda in autostrada per raggiungere una spiaggia in nome, tecnicamente, dell’Assunzione della Vergine Maria. Ancora più comico se si pensa che la festa, prima di essere cristiana, era stata pensata da un imperatore romano per celebrare, tra le altre cose, la propria vittoria su Marco Antonio e Cleopatra. Ferragosto è uno di quei rari casi in cui la storia sovrappone tracce di storie differenti, una sull’altra, senza mai cancellare del tutto quella precedente.

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Il riposo di un imperatore, non troppo disinteressato – Nel 18 a.C. Ottaviano Augusto istituisce le Feriae Augusti, letteralmente “il riposo di Augusto”. Il nome non è casuale: solo dieci anni dopo, nell’8 a.C., il Senato avrebbe rinominato l’intero mese da Sextilis ad Augustus in suo onore per ricordare insieme il suo primo consolato, tre trionfi militari, la conquista dell’Egitto e la fine delle guerre civili. Le Feriae, fissate al 1° agosto, si inserivano in questo stesso disegno celebrativo: commemoravano anche la presa di Alessandria, avvenuta esattamente il 1° agosto del 30 a.C., e la morte di Marco Antonio e Cleopatra, l’evento che di fatto consegnò a Ottaviano il dominio incontrastato su Roma. Il riposo, insomma, arrivava insieme al ricordo di chi l’aveva reso possibile.

Ma le Feriae non erano un’invenzione dal nulla: si innestavano su un calendario agostano già fitto di ricorrenze contadine, prima fra tutte i Consualia dedicati a Conso, dio della terra e dei raccolti, che segnavano la fine delle fatiche estive prima della vendemmia e della semina autunnale. Erano giorni segnati sul calendario romano con una N, nefas: non si potevano tenere processi, non si potevano concludere affari, l’unica attività legittima era il riposo e la festa. Anche gli animali da lavoro, buoi, muli e cavalli, venivano lasciati fermi. Ci si scambiava doni e auguri, con la formula rimasta nelle fonti come “bonas ferias augustales”. Gli storici moderni, va detto per onestà filologica, sono più cauti nel tracciare una linea diretta e ininterrotta fra queste Feriae Augusti e il Ferragosto che festeggiamo oggi: la continuità è verosimile, ma non documentata in ogni suo passaggio.

La Chiesa arriva, e non cancella: sovrappone – Con la caduta dell’impero e la progressiva cristianizzazione, il calendario pagano non sparisce: viene assimilato. È una strategia che il cristianesimo delle origini applica sistematicamente alle feste romane, e agosto non fa eccezione. Dal VII secolo, la data del 15 viene fatta coincidere con l’Assunzione di Maria, il dogma secondo cui la Vergine sarebbe stata assunta in cielo in corpo e anima al termine della propria vita terrena. Colpisce un dettaglio che pochi conoscono: pur essendo una tradizione liturgica antichissima, l’Assunzione è stata proclamata dogma di fede solo nel 1950, da Papa Pio XII, con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus. Duemila anni di pratica religiosa, settant’anni di dottrina ufficiale. La festa civile e quella religiosa, da quel momento, restano fuse: processioni, messe solenni, sagre patronali in mezza Italia si accompagnano, senza troppe contraddizioni percepite, ai riti più laici del giorno.

Il Ferragosto lo inventa, in un certo senso, il fascismo – Se oggi il 15 agosto evoca automaticamente spiagge affollate e gite fuori porta, il merito, se così si può chiamare, è del ventennio. Negli anni Trenta il regime organizza i cosiddetti “treni popolari di Ferragosto”: biglietti ferroviari a tariffa ridotta, pensati esplicitamente nell’ambito delle politiche di turismo popolare, che per la prima volta rendono il viaggio accessibile a fasce di popolazione che fino ad allora non si erano mai allontanate dal proprio paese per svago. Per molti operai e contadini italiani fu la prima volta su un treno, la prima vacanza vera e propria verso il mare o la montagna. Non è un dettaglio neutro: rientra nello stesso impianto di consenso costruito attraverso il tempo libero organizzato, lo stesso spirito dell’Opera Nazionale Dopolavoro, che offriva svago popolare in cambio di adesione, o quantomeno di non ostilità, al regime. Fu comunque quella stagione, con tutte le sue ambiguità, a trasformare una festività religiosa in un’istituzione sociale: la pausa collettiva dell’estate italiana.

Oggi, tra chi parte e chi resta – Il resto è cronaca degli ultimi settant’anni: il boom economico che moltiplica le seconde case al mare, l’esodo e il controesodo che ogni anno ingolfano le stesse autostrade, i pranzi di famiglia, i gavettoni per strada, i fuochi d’artificio nei paesi di provincia. Fuori dall’Italia, il 15 agosto non ha lo stesso peso sociale: resta festivo in diversi paesi di tradizione cattolica proprio per l’Assunzione, ma senza l’aura quasi sacra che riveste da noi come giorno-simbolo delle ferie. C’è poi chi, ogni anno, sceglie la controcorrente e resta in città, scoprendo un ritmo più lento e strade insolitamente vuote. In fondo è la cosa più fedele all’origine che si possa fare: le Feriae Augusti, duemila anni fa, non chiedevano di andare da nessuna parte. Chiedevano solo di fermarsi.


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